Psicologia a bordo: cosa spaventa e come gestirla.

La psicologia a bordo è certamente importante, diciamo quanto quella che viviamo nella vita di tutti giorni, a terra. Questo aspetto diventa però determinante quando a bordo ci sono persone spaventate dal proprio grado di “tolleranza” più che dal tipo di esperienza che ci si trova a vivere. E questo sì, può condizionare gli equilibri. Sapere come riconoscere certi segnali quindi, può diventare in certi casi davvero un fattore differenziante.

Gli spazi ristretti, l’intricata vicinanza quotidiana da dover gestire, obbligati a viverla mentre ci si allontana dalla costa senza vie di fuga e ora dopo ora, anche dalle solite nostre vecchie abitudini. Una responsabilità questa davvero insopportabile, la proiezione di un senso di frustrazione ed ansia che assale quando si deve ammettere che ad un certo punto non saremo più in grado di rispettare ed accettare ciò che non sia nato esclusivamente dalla nostra volontà …ma da quella di qualcun altro 😉

Il concetto di tolleranza dunque è il principio sul quale molti basano le proprie rinunce senza nemmeno provarci, come per un’esperienza in barca. Pregiudizi o peggio, delle scuse, per evitare di avere a che fare non tanto con gli altri …ma con se stessi.

Di che parliamo quindi? Non sarà davvero la barca il vero problema, tanto meno la causa per far “scoppiare una coppia” 🤓 Leggende, che alimentano solo falsi miti e tante paure… di affrontare certi temi. Non varrebbe più la pena scrollarsi di dosso questo peso esistenziale quindi, decidendo di goderci finalmente la vita …così com’è?

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Da cosa ci difendiamo e cosa siamo disposti ad accettare.

La vita spesso ci mette di fronte a grandi temi quali: la paura, l’inadeguatezza, l’ansia da prestazione, il bisogno di attenzioni e di accettazione. Tutte cose che condizionano il nostro desiderio e bisogno di “vivere al meglio” gli amici, la famiglia, i nostri colleghi sul luogo di lavoro e dulcis in fundo, la nostra convivenza durante un’esperienza in barca a vela. Condizionamenti, che possono compromettere il percepito che gli altri hanno di noi e di ritorno, ciò che pensiamo di noi stessi.

Limiti quindi, creati dalla nostra mente, pregiudizi e distorsioni cognitive, un circolo vizioso che una volta innescato può diventare opprimente. La differenza tra successo e fallimento quindi, è la capacità di trasformare certe situazioni anche difficili, in risorse potenzianti. Punti di vista in fondo, in un contesto fatto però di molteplici proiezioni dei nostri desideri e soprattutto, di aspettative generate dai nostri bisogni.

Per uscire da questo inghippo, alcuni professionisti propongono diversi approcci, metodologie più o meno efficaci per ritrovarsi nuovamente in pace con se stessi e con il mondo esterno. Una sorta di “convergenza” psico-caratteriale da fare per ritrovare il giusto equilibrio. Ci posizioniamo come un auto sul ponte di un gommista per ritrovare l’assetto migliore 👍  E la barca è un ottimo banco di prova e può servire per affrontare al meglio certi argomenti, basta sapere come approcciarli.

La vera domanda da porsi quindi è: quanto e cosa siamo realmente disposti ad accettare? Quanto siamo disposti a metterci in gioco per stare bene con noi stessi e di conseguenza anche con gli altri?

Una volta in barca questi aspetti vanno presi in seria considerazione, sia che tu salga a bordo come comandante che come parte di un equipaggio.

Psicoterapia

Gestione delle incomprensioni e prossemica

Noi siamo quello che siamo ovunque e ci portiamo appresso tutte le nostre sfumature caratteriali, belle o brutte e un buon “leader” a bordo questo lo deve capire e affrontare in modo costruttivo, per evitare di generare con le “sue di sfumature”, ansie, paure e inadeguatezza.

Un esempio? Durante un ormeggio in cui capita l’imprevisto e il tono di voce si alza violentemente …se non ci si è preparati al meglio e in tempo. Oppure durante una manovra in spazi ristretti dove serve muoversi velocemente e qualcuno non lo è. Oppure nel mezzo di un temporalone e serve ridurre la superficie velica in balia delle onde o più banalmente (e nemmeno poi tanto), se si decide di modificare il programma per cause di forza maggiore e qualcuno questo non lo capisce, mettendosi a fare inutili capricci generando tensioni a bordo. Tutte situazioni molto diffuse e l’elenco potrebbe essere ancora più nutrito.

In queste circostanze quindi, diventa fondamentale l’atteggiamento corretto, oltre all’esperienza ovviamente. Chi è al comando o un componente consapevole dell’equipaggio, non dovranno certo essere laureati in psicologia per capire che in certe situazioni, è meglio gestire anche i “bisogni” del proprio equipaggio assieme al resto, per valorizzare le relazioni e la convivenza, rispettare e capire i punti di vista diversi e di conseguenza, migliorare il benessere e il vissuto di tutti a bordo: la parte memorabile di un’esperienza di questo genere 😃☀️🥂

Vicini vicini …ma non troppo, per favore.

Chi non è mai stato in barca ha timore degli spazi ristretti. Eppure in barca si può dormire e convivere comodamente.

Parliamo di prossemica dunque, cioè il limite di spazio umanamente gestibile, oltre il quale ci si sente minacciati. Pensate a quelle persone che quando vi parlano si mettono a una spanna di distanza o quelli che spiegandovi una cosa, continuano a toccarvi 😕 Ecco, per molti questa cosa è inaccettabile e dunque è necessario comprenderla e rispettarla sempre, soprattutto a bordo, con certe persone, quelle che con certi spazi, ci devono fare l’abitudine.

Se l’eccessiva vicinanza per qualcuno quindi è un problema, la cosa da fare è mantenere le aree di comfort libere da imposizioni, garantendo ad esempio il rispetto dei momenti personali o ancora, cercando di mantenere l’ordine negli spazi comuni, in modo da non opprimere il “loro senso di spazio” ma anche quello di tutti gli altri direi, visto che è anche una delle condizioni necessarie per la sicurezza …in caso di…

Ma per stare bene assieme è necessario trovare dei punti in comune e il trucco più efficace è condividendo gli stessi valori. Troviamoli quindi 🤗

Cerchiamo di capire quali sono quelli essenziali per tutti, ne bastano tre, i più importanti per il gruppo. Parlarne è divertente e fa bene allo spirito. Poi sarà più facile capire giorno dopo giorno come non compromettere gli equilibri “di forma”, concentrandosi di più sulla sostanza.

Il passo successivo è lavorare su se stessi e sulla propria “intelligenza emotiva”, cioè l’atteggiamento positivo e proattivo necessario per evitare “discussioni” sterili e depotenzianti. Energia positiva, che le persone “tossiche” sono sempre pronti a toglierci con il loro “senso di malessere”. Basta un cambio d’umore immotivato o quella parola detta male al momento sbagliato, per generare le solite discussioni.

Come si fa? Ci sono delle tecniche per identificare prima di tutto il proprio “centro”, per poi imparare a riconoscere e a rispettare quello degli altri, decodificandolo anche dai loro linguaggi verbali e non verbali. Importante quando si vuole essere ascoltati, ad esempio 😛

Sembra tutto complicato ma con un po’ di allenamento si arriva ad un vero cambiamento. Si va in palestra per tonificare i muscoli con una scheda da rispettare, perché non si può fare la stessa cosa per allenare il proprio carattere?

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Se vuoi capirne di più, esiste un corso specifico per la vita di bordo.

Saidisale ha sempre raccontato (a volte scherzosamente) gli aspetti della vita di bordo, non come qualcosa da cui difendersi ma come invece qualcosa da cui prendere spunto per stare meglio.

Ora, dopo diversi mesi di lavoro, è stato creato un corso specifico proprio su questi argomenti, rivolto per ora agli skipper, comandanti, istruttori o a chi ha a che fare insomma con l’organizzazione di una vacanza in barca. Prossimamente anche per l’equipaggio.

Una full immersion di una giornata, per affrontare in modo costruttivo e interattivo tutte le tematiche legate alla sana convivenza e alla gestione di un equipaggio durante una vacanza in barca.

Con l’aiuto di professionisti specializzati nella motivazione sportiva e nella gestione delle risorse umane, si lavora sull’importanza di una valida autoanalisi, per sviluppare poi nel corso della giornata, tecniche di validazione e confronto, di approfondimento delle dinamiche utili a migliorare il proprio stato emotivo e di conseguenza, la capacità di relazione con le persone, imparando di conseguenza a gestire le incomprensioni e a motivare e coinvolgere tutti, a partire da un briefing pre-partenza con i fiocchi. I temi di quest’ultimo argomento, durante il corso saranno più che altro orientati al modo di impostarlo e descriverlo, ma se qualcuno volesse leggere qualcosa a riguardo, in questo articolo, scritto per il blog di Osculati, affronto un’ipotetica scaletta. 😉

Se credi che tutto ciò possa essere di tuo interesse, sappi che il centro formazione velica Be Skilled ha creduto nell’importanza di questi argomenti, a tal punto da renderlo obbligatorio per i propri skipper e crew assistant, organizzando a Milano due serate: 22 e febbraio e 7 marzo 2020. Se vuoi approfittare di questa occasione e desideri partecipare anche tu, scopri di più cliccando qui 😉

A presto quindi e ricorda, che la vita è come andare per mare: se l’hai vissuta… saidisale 😃

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