Velista e marinaio: che differenza c’è?

La prima volta non si scorda mai. L’amore per il mare e la barca a vela si trasmettono solo con la passione pura e incondizionata di chi è al comando, donna o uomo che sia. E la mia prima ne è l’esempio: grazie a Lui oggi, faccio quello che faccio 😉

Per capire questa sottile dicotomia e la natura del “velista-marinaio”, dobbiamo analizzare un po’ il mercato della vela e la percezione che si ha di questo mondo “dall’interno” e “dall’esterno”.

Prima di tutto sfatiamo il mito che la barca a vela sia solo per ricchi. Insomma, diciamo che dipende sostanzialmente da ciò che cerchiamo o vogliamo fare. Se parliamo di una vacanza ad esempio, il più delle volte potrebbe costare anche meno di un resort o un hotel, dipende appunto dal nostro grado di “soddisfazione”. E se pensiamo invece di diventare olimpionici beh… le variabili sono decisamente altre.

Chi sceglie di navigare il mare a vela, in qualche modo ama ciò che fa. Non cerca la comodità ma la tecnica, la dinamicità di uno specifico stile di vita. Lo status per alcuni è ovviamente un parametro di scelta ma in linea di massima, anche nel mondo dei più “fortunati”, scegliere una barca a vela anziché una a motore, è in linea di massima sinonimo di passione per un certo tipo di navigazione.

Per capire che differenze ci sono tra i vari tipi di velisti, non si può generalizzare. Proviamo allora a delineare i vari profili.

Regate-saidisale

Puristi

I più fortunati hanno avuto dei genitori che fin da piccoli li hanno avviati a questa pratica molto entusiasmante e formativa, cominciando su quelle piccole “vasche da bagno” chiamate Optimist. Sono quelli che iniziano dalle basi, quelli che prendono coscienza fin da piccoli di cosa voglia dire intensità del vento, distribuzione dei pesi e atteggiamento. Bello, quasi romantico. Una condizione che negli anni esprimeranno probabilmente partecipando a regate al mare o al lago a diversi livelli, basta che ci sia vento.

Sono dunque sportivi, che hanno sempre fatto questo e continuano a farlo. Abbastanza convinti di ciò che sono, hanno e sanno fare. Persone molto motivate e determinate, dove vince la prestazione, con una visione un po’ “ristretta” dell’andare per mare, focalizzata sull’”angolo di rotta” e l’assetto, più che sulla reale destinazione. Sportivi professionisti, anche pagati per esserlo, come quelli riportati nella foto in alto. Altri invece, più o meno convinti di essere professionisti, quelli per capirci del marchio che indossano o delle aree private degli Yachting Club che frequentano. Ma non voglio scadere nel gossip 😛

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Appassionati

Molto probabilmente galleggiavano nelle stesse vasche da bagno ma anche no. Magari hanno semplicemente avuto qualcuno che li portava in barche più o meno belle o hanno desiderato averne una e quindi, un giorno si sono premiati.

Mediamente parliamo di barche entro i 12/13 metri circa, cabinati con i quali queste persone si fanno anche le loro vacanze o chi è più audace, gira il mondo. Buona parte di questi sono gli stessi che, per sfatare il luogo comune da cui sono partito, anziché spendere soldi per l’ultimo modello di Audi e Mercedes, lussuosi alberghi e viaggi tropicali, molto probabilmente dedicano tutto al loro “piccolo” gioiellino, spesso ristrutturato con tanta dedizione e pazienza. Sono persone che il più delle volte hanno una vita in città, un lavoro o sono in pensione e si godono quindi la loro barca appena possono.

Possono avere più o meno anni di mare alle spalle, sanno più o meno dove mettere le mani per sistemare le cose a bordo e quando escono in mare, dimostrano la loro più o meno esperienza. Se la smontano e se la rimontano, passano il tempo a pulirsela e ad ammirarsela con orgoglio e a volte qualcuno, con quel pizzico di presunzione di troppo, gli stessi che ad esempio criticano i lavori fatti male dai vicini di ormeggio o le manovre e il modo di fare in mare degli …“altri” (a volte però anche a ragione). Capiremo dopo a chi mi riferisco con il termine “altri”.

Ridolfi
Rodolfo Ridolfi a bordo di Freccia

Tra questi ci sono anche i “giramondo”, quelli che in barca ci vivono o che decidono di fare diversi mesi per mare. Oppure quelli che si spostano di porto in porto imbarcandosi su quella di altri. Quelli dell’anno sabbatico, del “barca stop”, del “cambio vita” ma non necessariamente.

Persone il più delle volte non vestite con divise blasonate, spesso invece logore e sporche. Personaggi folkloristici, a volte over size, che in barca però sanno molto bene come muoversi e cosa fare, alla faccia dei più prestanti sportivi. A conferma che l’abito non fa il monaco. Tanto meno il tipo di barca su cui stanno. Interessanti punti di vista di uno stesso mondo tutto da vivere, condividere, raccontare e rispettare. Bello, proprio perché così variegato.

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Fortunati

Sì, ovviamente ci sono anche quelli che “se la possono decisamente permettere”. Persone con barche nuove e performanti ben oltre i 13 metri di cui parlavamo prima e che “tutti gli altri”, probabilmente non li considerano nemmeno 🤗.

E’ facile trovarli con equipaggio a bordo e riguardo le loro “capacità tecniche”, a volte vengono messe in discussione (soliti gossip) ma non esagererei con il qualunquismo. La storia insegna che tra questi ci siano stati e ci sono grandi competenze, soprattuto se parliamo di quelli che si impegnano in traversate e regate oceaniche. La stessa passione che lega questo mondo, ricco sì ma di tanti punti di vista diversi tra loro.

Skipper

Charteristi e skipper

Sono genericamente …”gli altri”. La categoria in cui mi ci metto pure io. Eccoli qua. Gli indefinibili, senza patria ma a volte con la gloria di una storia velica alle spalle più o meno completa.

E’ il charterista, che prende il nome da charter, la società che noleggia le barche. Quelli che al contrario delle altre “categorie” la barca la noleggiano per fare vacanza solitamente, entro o oltre i 13 metri di cui sopra, a seconda delle proprie possibilità o disponibilità delle società che gliele noleggia. Meno fortunati magari perché non se la possono permettere o solo perché hanno scelto così, perché è ciò che preferiscono fare.

Poi ci sono gli skipper, di ogni età e sesso. Persone più o meno navigate, più o meno competenti, che trasferiscono le barche da A a B ad esempio o sono imbarcati a diverso titolo e preparazione come comandanti anche sulle barche degli “appassionati” o dei “fortunati”. Dunque possono essere anche veri professionisti, con certificazioni e abilitazioni specifiche per poter svolgere tale mansione. Certificazioni che molti armatori ad esempio (i proprietari di barche) non prendono nemmeno in considerazione.

Tra questi, ma non parliamo certo dei “comandanti professionisti”, troviamo quelli che accompagnano nelle loro vacanze estive i gruppi organizzati dai tour operator e associazioni. Quelli con la scritta apposta sulla maglietta, che si divertono facendo festa in gruppo e che a detta degli “eletti”, non sanno realmente apprezzare il bello di una rada, come invece loro sanno fare meglio. Quelli che non hanno ancora capito come si ormeggia e sbagliano la manovra, come invece sanno fare gli “eletti”. Quelli che usano la barca come mezzo di spostamento e non come luogo di culto, come invece la vivono loro.

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Critiche a volte giuste ma il più delle volte sterili, che non fanno onore alla “categoria”, la stessa in cui si trovano in molti a coesistere, compresi quelli da cui invece è affascinante ascoltare e imparare, che sanno al contrario condividere questa passione, seppur altri la vedano in modo diverso.

Una fetta di mercato (molto grossa) in cui quindi si aprono grandi contrasti tra i “puristi”, gli “appassionati”, “quelli che se la possono permettere” e tutti quelli che prendono la patente per andare in barca ogni tanto, gli skipper più o meno professionali, i professionisti e le società/associazioni che organizzano flottiglie d’estate.

Dove sta dunque la verità?

Un gran bel mischione vero? Profili di persone diverse che parlano più o meno bene uno dell’altra. Pettegolezzi, sul modo di intendere la vita di mare …degli altri e non parlo solo degli skipper che ho provato a classificare in questo modo: gli altri. Qui parliamo di tutti, perché il mare è grande e tutti possono viverlo allo stesso modo, avendo però un unico vero denominatore comune: il rispetto!

Per capirlo meglio quindi dovremmo allargare il punto di vista parlando di “marineria”, quella che gli inglesi chiamano “seamanship”, cioé l’attitudine al comando, una chiara capacità e conoscenza di gestire allo stesso tempo persone, barca ed elementi naturali nei quali si trovano a navigare.

E’ un mondo fatto purtroppo di tanti (troppi) opinionisti, dove a far la vera differenza non è solo la tecnica, quella che ognuno dice di avere, bensì la vera motivazione, l’attitudine e l’approccio alla questione. Ed ovviamente, i fatti!

Un mondo fatto di regole condivise e tante altre non scritte, a cui il mondo della “marineria” indiscutibilmente si attiene e che non tutti sempre rispettano, nemmeno i possessori di barche, gli stessi che si lamentano del modo di fare …“degli altri”.

Cafonauti

Chi è quindi il bravo velista a cui affidarsi?

Come hai letto, hai a disposizione mille sfumature di una stessa tavolozza, da cui puoi attingere tutti colori che preferisci vedere. Se da una parte c’è il velista regatante che veleggia al lago o al mare, dall’altra c’è chi naviga principalmente al mare, per diversi motivi. In questo caso parliamo dunque di un comandante, di qualcuno che sappia esprimere l’ampio concetto della marineria. Due cose diverse, seppur appartenenti ad un unico mondo.

La risposta quindi non è nella classificazione bensì nell’atteggiamento, quello giusto e coerente. Non c’è uno meglio dell’altro. Essere al comando di una imbarcazione è un modo di essere, che con il tempo si affina nella pratica, assieme alla formazione, l’esperienza, l’educazione e l’intelligenza.

Il bravo comandante ad esempio lascia emergere lentamente la propria capacità senza imporla. Ha equilibrio e sostanza. Non è presuntuoso, non giudica e non ha pregiudizi.

Rispetta luoghi e persone, quelle che condividono lo stesso amore, senza troppe classificazioni “sociali” o “tecniche”. Senza tante chiacchiere e sicuramente con tanta umiltà.

In barca non esistono “protagonisti”. Il comandante ha la leadership, capace dunque di esaltare le qualità del gruppo senza sminuire quelle degli altri per esaltare le proprie.

Se vuoi sentirti ispirato, se desideri comprendere e apprezzare realmente questo mondo, non credere ai saccenti, ai boriosi, agli incompetenti che fanno i saccenti, ai chiacchieroni, agli allarmisti, ai presuntuosi e agli eccessivi buonisti. Cerca piuttosto la storia che hanno da raccontarti, in barca e nemmeno necessariamente stando al timone.

Il mare è vita e come la tua, va rispettata, assieme a quelli che la vivono con te.

Lasciati quindi guidare e ispirare dai veri valori, anche se “banalmente” preferisci solo fare festa in rada. Il bravo comandante saprà comunque guidarti senza condizionarti. Saprà liberare il tuo desiderio senza vincolarlo. Saprà darti però le giuste motivazioni per essere rispettosi, saprà esserti d’ispirazione, capace di aprirti la mente, facendoti vivere questa esperienza nel giusto modo, il tuo e non come qualcuno dice debba essere vissuta. Non c’è in fondo una regola definita per vivere al meglio il mare.

L’unica vera regola che fa la differenza, è il senso che dai alla tua esperienza e se saprai rispettarla, saprai apprezzare e rispettare anche quella degli altri.

Solo così capirai che se vai per mare …saidisale.

Buon vento dunque 😉😃 e in attesa di vedervi a bordo, troviamoci anche su Facebook.

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