Famiglie in barca: la prima volta non si scorda mai.

Se vi venisse la voglia di provare per la prima volta una vacanza in barca a vela con la famiglia, il modo migliore per capire come sarà, è assecondare questa voglia. Non fatevi condizionare troppo dai pregiudizi o dalle storie riportate. Lasciatevi trasportare dalla curiosità e dalla voglia di scoprire con i vostri occhi come sarà, cercate quella che fa per voi e via. Il più delle volte costa meno di una vacanza in Hotel. Basta trovare la formula giusta.

C’è sempre tempo poi per dire: “provata. Non fa per me.”. Sì, perché tranquilli, non ci sono vie di mezzo: la ami o la odi.

I motivi ovviamente potrebbero essere diversi ma sicuramente il vostro spirito sarà l’ago della bilancia che compenserà ogni eventuale dettaglio andato più o meno bene… o più o meno male, in relazione al vostro solito modo di vedere la vita, più o meno positivamente 😉

Ma anche in questo caso, come tutti gli altri, la storia in barca di questa famiglia finirà alla grande. Decisamente un po’ meno l’ultima sera, a terra, una volta sbarcati. Perché la fortuna è cieca, la sfiga però ci vede molto bene. Ma andiamo per ordine.

Prologo

Ho avuto una vita seduto ad una scrivania, quella di un’agenzia di comunicazione. Ora però sono quasi guarito. Offro consulenze a progetto ma cerco di compensare lo stile di vita frenetico tipico di questo ambiente, facendo lo skipper nel periodo estivo. Meno soldi, più vita.

A parte le mie deviazioni professionali, l’ho presa un po’ larga per dire che il soggetto dell’articolo è Fabio, con la sua famiglia. Un vecchio collega con il quale ho condiviso riunioni, progetti più o meno importanti e dunque, parte della vita frenetica di cui sopra.

Nonostante gli anni di buco professionale, lontani dalle stesse sale riunioni, c’è voluto poco: messaggio, risposta, soluzioni …e Fabio, trova il match ideale: barca, vacanza, skipper.

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La barca e la base di imbarco

La società da cui Fabio ha preso la barca si chiama Angelina Yachtcharter, con la mediazione del tour operator Water Tribe. In Croazia dispone di oltre 150 imbarcazioni di vario genere e quella che ha scelto Fabio è un monoscafo del 2015 a vela, un Bavaria Cruiser di 14 metri ca., ottimo rapporto prezzo qualità, ormeggiata presso la base di Sukosan (Zara), nel marina Dalmacia, uno dei più grandi della Croazia.

Qui si arriva comodamente anche via terra con circa 10 ore di macchina da Milano, ma anche via cielo come ho fatto io, il giorno prima dell’imbarco. Grande, molto grande. Organizzata e ben servita. Intendo come servizi. I collegamenti sono solo by taxi. Costosi ma nemmeno poi tanto.

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Sukosan è un piccolo centro. Per cui se si è a piedi, è davvero un problema gestire le attese una volta giunti in marina, se non accomodandosi in uno dei bar disposti lungo il chilometro e mezzo che avvolge la struttura circolare del porto.

Uscendo a destra, con 15 minuti di passeggiata, si arriva ad un piccolo lungo mare dove si trovano ristorantini tipici, disposti su più livelli a partire dal mare fin dentro le viuzze. Uscendo a sinistra invece, con poco più di 2 km, si arriva ad un grosso supermercato dove è possibile fare la spesa da imbarcare. Mentre il centro di Zara, dista 5 km, dove si può scoprire la sua affascinante storia romanico-veneziana.

Per gestire però le attese che normalmente si fanno prima di vedersi consegnata la barca, il marina disponde anche di una bella spiaggia di sassi con bar, ristorante e musica lounge. Una birra media costa 22 kuna (5 euro), nell’entro terra invece ce la si cava con 14 kuna = 3.5€ ca. Giusto per fare i conti con i tempi di attesa, che spesso hanno ritmi preistorici.

Le persone che lavorano alla società di charter comunque, sono tutti gentili e ben organizzati. L’attesa infatti rimane entro la fase di decomposizione, considerando il caldo opprimente del nostro caso.

La barca al check-in è pulitissima, mai trovata barca più pulita. Dotata di aria condizionata (alimentabile solo dalla corrente a 220V – quindi in banchina), il wifi, un inverter, che trasforma il 12V di bordo in 220V come a casa. Cosa utile in navigazione, quando non si è collegati ad una colonnina della corrente a terra.

Ha la spiaggetta di poppa apribile elettricamente e il salpa ancora gestibile dal pozzetto. Sarebbe stato bello avere anche il frigo in pozzetto (dentro il tavolino) ma direi che per la vacanza di una settimana è decisamente più che sufficiente.

La famiglia

L’equipaggio è composto, oltre che da Fabio (si intravede l’occhiale nella foto sotto), dalla moglie Gabry e sua sorella Gloria, il cognato Max e le figlie Marty di 11 anni ed Eli, di 14. Età media degli adulti dunque, over 40… Giusto per inquadrare la situa.

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Una famiglia davvero bella. Sorridenti, pieni di vita e vitalità. Tutti. Molto educati e rispettosi, come non si potrebbe chiedere di meglio. Certe cose le percepisci già dalla chat che crei per gestire la logistica spiccia pre-imbarco, cosa molto importante per cominciare a creare “intimità” e “vicinanza” con un mondo che da li a breve diventerà una gradevole quotidianità.

Marty ed Eli sono le piccole signorine che prendono parte all’avventura. Vulcanica e determinata Marty, ponderata e adolescente Eli. Si comportano logicamente da sorelle, nel bene e nel male. Qualche battibecco ma nemmeno poi tanti. Sanno essere complici quando serve.

Se Eli si impegnerà a leggere (e finire) il suo mattone di scuola, Marty si prodigherà a scoprire ogni giorno qualcosa in più delle terminologie di bordo e ad assistere lo zio e il papà nella pesca: traina e bolentino (con tanto di permesso di pesca pagato alle autorità competenti). Entusiasmo e determinazione non premieranno però le aspettative. Per cui per soddisfare la voglia di pesce fresco, si scenderà a terra alla prima tappa: Piskera (nel parco delle Kornati), al ristorante Konoba Jadra. Cena 7 persone: 2800 kuna (390 € ca.).. Mika male 😰

Le sorelle Gabry e Gloria (che ha lasciato i figli in giro per il mondo), se la ridono in continuazione. Attente e scrupolose osservatrici. Nonostante la mancanza di esperienza però, accolgono immediatamente la necessità di ricoprire un ruolo importante a bordo: tenere in ordine lo spirito e gli stomaci. Dopo tutto, sono mamme e sanno bene quali siano tempi ed esigenze, anche in una condizione diversa dal solito. Fabio, instancabile giocherellone e Massi, silenzioso e riflessivo, invece se la spassano a preparare esche. Quelle che i pesci useranno per prendersi gioco di loro e delle loro più tenere aspettative.

Il viaggio: dal 26 luglio al 3 agosto

Per sopperire la mancanza di esperienza, prima di partire, ho come sempre fatto quattro chiacchiere preventive con l’organizzatore della vacanza ma soprattutto, condiviso via mail alcuni consigli su cosa aspettarsi da una vacanza del genere, come preparare il bagaglio e le fasi organizzative.

Dopo di che largo alla voglia di scoprire, conoscere, imparare e soprattutto… godersela. Beh certo… è questione di spirito e questo gruppo, come del resto la maggior parte delle famiglie che ho avuto il piacere (e la fortuna) di avere a bordo, era provvisto di quello giusto.

Il briefing pre-partenza è stato accolto con grande attenzione e messo in pratica in ogni attività: salvaguardia delle risorse di bordo (luce e acqua) al limite del maniacale, attenzione ai movimenti in coperta per salvaguardare stinchi e dita dei piedi (giunti alla fine sani e salvi) e descrizione delle manovre di ormeggio. Una squadra davvero fortissimi.

Nonostante la meteo davvero impenitente del primo giorno, riusciamo a mantenere il programma previsto, seppur ritardando la partenza di circa 12 ore. In queste circostanze, lo spirito giusto è fondamentale, per non alimentare quei “capricci e lamentele” no-sense che spesso capita di dover gestire.

Dopo la prima tappa a poche miglia dal porto, giusto per far assaporare delicatamente la sensazione di rollio e beccheggio che inevitabilmente il mare offre, il viaggio prende forma nei desideri e aspettative. Comprese due gocce di pioggia.

Un tendalino, un po’ di musica e tante risate però, bastano a depistare il pessimismo e il fastidio. E’ vacanza.

I colori del paesaggio, il profumo di mare e aria pulita, il sole, che finalmente regala le prime tonalità di tintarella, le risate alle battute che si sprecano a bordo, sono le sole cose che accompagnano il viaggio dal giorno dopo a quelli a venire. Tutto assume le sembianze di una vacanza come deve essere. Complice ovviamente il buon umore, la grande disponibilità del mio equipaggio e l’assoluta serenità che fortunatamente riesco a donare, nonostante qualche raffica di vento e onda. Insisto su questo aspetto perché non serve avere chissà quale esperienza di vela. Tutto ciò che serve a bordo è buon senso e sano spirito di adattamento. Il resto viene da se.

Dopo la prima tappa a Piskera che vi raccontavo poco fa, ci si dirige a Zirje, una delle isole prossime al parco naturale di Krka, dove andremo a scoprire le cascate. In rete questa isola la descrivono come un luogo super pescoso, per cui adatto ai nostri fishermen di bordo, seppur la realtà abbia risposto con gli stessi risultati di sempre: anche oggi, pescheremo domani. Ma quel che conta è provarci.

La parte più divertente però, è il tragitto per arrivarci, che ci regala un pit stop in pieno mare aperto, ormeggiando nei pochi metri di acqua di una piccola secca. Quale occasione migliore per far divertire piccoli e grandi, provando ancora una volta a pescare qualche pesce. Provare appunto.

Le notti in rada passano tranquille. Le luci fioche e dondolanti delle barche si uniscono allo spettacolo delle stelle che ogni sera proviamo a riconoscere assieme, prima di buttarci nuovamente in branda, per recuperare le ore di sonno necessarie a goderci un altro giorno di spettacolo… in prima fila.

Le vacanze in barca a vela sono questo amici: uno spettacolo continuo, H24, lontano dalla folla, immersi nella natura così com’è, senza filtri.. salvo quelli dei selfie che inevitabilmente si scattano. Tranne Eli, che si dedica quasi esclusivamente alle sue chat. E posso immaginare con chi stesse chattando 😉 …ma in questi casi, meglio non intromettersi e farsi i fatti propri 😛 Privacy e rispetto prima di tutto.

Skradin è il punto di ormeggio per raggiungere le cascate, che raggiungiamo il terzo giorno. Un luogo immerso in un paesaggio incantato e lussureggiante, silenzioso, ricco di piante, uccelli, cigni insistenti e turisti allarmanti, ahimè, che fanno passare in secondo piano la parte silenziosa del paesaggio. Nessuna paura però.

Gli spostamenti di masse umane che arrivano anche via terra (essendo le cascate incastonate nel continente), sono solo concentrate in poche ore della giornata. Quando infatti il crepuscolo tinge di rosa e arancio il cielo, tutto torna alla normalità e le cicale accompagnano nuovamente il tuo desiderio di relax, assieme ad una immancabile Karlovacko ghiacciata, la birra autoctona. Buona!

Sailoraldo_saidisaleTra rade silenziose, passaggi trafficati (tipo il canale di Sibenik, unico accesso dal mare alle cascate), le coste frastagliate e le mille isole di questa parte della Croazia, il viaggio è ricco di tante suggestioni. Facili da raggiungere e navigare, anche se qualche “folata” di vento del nord ogni tanto si faccia sentire. Dopo tutto è una vacanza in barca a vela, per cui il bello è proprio questo. Farsi sbandare dalla forza propulsiva delle vele, nel fragore del mare che investe lo scafo, lasciando una scia bianca e spumeggiante alle spalle, delineando con delicatezza la traccia di rotte più o meno zigzaganti. Quelle che alternandosi al timone, tutti hanno piacere di disegnare sul navigatore di bordo.

E quando tutti si divertono alle manovre, c’è chi collabora all’organizzazione di aperitivi e pasti ma soprattutto, al lavaggio dei piatti in mare (con detersivo bio – il mio equipaggio però con il limone – TOP), buttati pancia in giù sulla spiaggetta aperta, anche di sera, al buio, illuminati da una headlight apposta sulla fronte. E’ così il sogno si compie diventando realtà. Tutto acquista un senso logico: i ritmi rallentati, le esperienze nuove e divertenti, le storie da vivere e raccontare quando si tornerà a casa. Compresa la spesa “a centimetri zero” di cozze e ostriche, fatta direttamente da barca a chiatta, nel canale di Sibenik.

Vita vissuta, vera, pulita, sincera, senza orpelli e neppure troppe aspettative, quelle che inizialmente ti portano in barca e che poi lentamente dimentichi, vivendoti le giornate così, come vengono. Quelle che adulti e meno adulti (mai definirli bambini …dopo una certa) porteranno con se.. fino alla prossima occasione. E quando la felicità è condivisa, vale di più.

E se il rientro è andato a “gonfie vele”, sull’onda dell’entusiasmo e del desiderio di riorganizzare un’altra vacanza l’anno successivo, magari allargando la proposta ad altri amici con figli, l’ultima sera purtroppo… brutta esperienza.

Epilogo

Se tutto è andato bene… vi starete domandando allora cosa sia successo.

Il brutto tempo che ci ha accolto il primo giorno per poi sparire nei giorni successivi, ha pensato bene di rifarsi vivo giusto l’ultimo giorno, quando eravamo ormai tutti serenamente seduti in uno dei ristoranti di cui vi parlavo all’inizio, nel piccolo lungo mare vicino alla marina di Sukosan. Fabio e la sua famiglia erano già pronti a proseguire la loro vacanza via terra, con le loro auto, verso la casa che avevano prenotato 200 km più a nord.

Un groppo di vento davvero molto incaxxato però, ha alzato una micro onda anomala in quei pochi metri di acqua della spiaggia, coprendo letteralmente le macchine parcheggiate, comprese quelle dei miei ospiti. 2 su 2: Bingo!!! 30 minuti di paura, 1.5 metri di acqua in più e il danno è fatto.

Notte al freddo, sotto la pioggia e un giorno seguente delirante. Macchine annegate e da buttare, soccorsi e assicurazioni all’opera …che te li raccomando. Per cui una conclusione con i fiocchi, di una vacanza affascinante e decisamente indimenticabile.

Io, Fabio e Massi (che non si è mai scomposto, nonostante la sua macchina fosse da buttare), ci siamo sciroppati la crisis situation, giocando con un inglese misto croato difficile da immaginare, mentre donne e ragazze vengono riportate al caldo da una buon’anima con un furgoncino, pagato da un ristorante completamente allagato, che ha deciso di prendersi carico del coordinamento di queste operazioni. In certi casi sono orgoglioso del genere umano. Le lontananze culturali che uniscono, nei momenti del bisogno.

Che dire. Il bel ricordo resta… mentre le macchine se ne vanno sul carro attrezzi🤔

Loro fortunatamente hanno continuato la loro vacanza con delle auto noleggiate, mentre le assicurazioni cercavano di capire come gestire il motivo per cui sono pagate profumatamente. Ma tutto è bene, ciò che finisce bene.

Quindi, se ci stai pensando… fallo! 🤗 Al netto delle micro onde anomale che nel Mare Nostrum sono davvero un caso eccezionale. Un non problema che si può gestire ad esempio, non parcheggiando sul lungo mare 😉

Vivere la vita dal mare e condividerla con i tuoi figli, è l’esperienza più affascinante che puoi regalare loro e che ricorderanno per sempre, portando con se gli insegnamenti che solo la vita di bordo sa regalare.. e non solo a loro.

E se vai per mare… saidisale.

Buon vento!

Ci vediamo su Facebook 😃

 

Sukosan Dalmazia_Onda_anomala

5 pensieri su “Famiglie in barca: la prima volta non si scorda mai.

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