Si può vivere in barca con 500 euro al mese?

Quante volte hai pensato: basta, devo cambiare vita!

Una …tre, cento?

Beh i motivi possono essere svariati e soprattutto le soluzioni possono essere le più estrose ma sostanzialmente l’origine di una decisione di questo genere nasce da una insoddisfazione generale del proprio stile di vita.

Quindi per decidere di andare a vivere in barca ad esempio, bisogna essere seriamente motivati e decisamente predisposti, perché come dice Giampaolo, che tra poco conosceremo: …bisogna essere pronti ad accettare l’idea di non poter più tornare indietro.

Quello che leggerete qui di seguito è nato dalla mia curiosità dopo aver letto un suo articolo, cosa che fa da anni nel suo sito. Per cui per potervi raccontare la sua storia, gli ho posto alcune domande. Vediamole assieme.

Di chi stiamo parlando?

Sono una coppia. Dinamici, sportivi, attenti a vivere al meglio delle loro possibilità nonostante gli impegni di una vita come quella di molti.

Erano proprietari di 3 negozi e come dice Giampaolo, vivevano ai margini di una vita normale, fatta il più delle volte di stress ed una quantità immensa di energie profuse alla gestione di un lavoro e di una limitata quotidianità, per avere un ritorno in termini di soddisfazione personale ed economica pari allo 0,02%. Forse in questo qualcuno ci si ritrova. 😉

Lasciando da parte le dinamiche presentate agli innumerevoli corsi che si possono trovare in giro sulla gestione del tempo o di come fare al meglio impresa, rimaniamo nell’ambito del desiderio personale ed entriamo nel vivo della questione.

Chi sono e quando hanno deciso di fare il grande passo?

Giampaolo, romano di 47 anni. Sportivo ma senza eccessi. Segno dell’acquario, sposato dal 1998 con Basak, nata a Istanbul 43 anni fa (pesci). Il destino quindi ha voluto completare al meglio il loro quadro astrale mettendoli pure sulla stessa barca nel 2005, grande vera passione da entrambi condivisa.

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Fatta l’unica regata della loro vita: Carthago Dilecta Est, Roma-Hammamet senza scalo (una solitaria, max 2 persone, recentemente vinta da Andrea Mura in poco più di 30 ore) e diverse altre navigazioni da e per la Turchia, hanno capito che veleggiare ma soprattutto galleggiare il più possibile e lontani dai soliti confini li avrebbe resi felici, compresi i limiti umani che si vivono stando in un elemento diverso …dalla terra.

Compilati i pro e contro di una decisione del genere, nel 2008 a 36 anni lui e 32 lei, hanno raccolto le valutazioni emerse da questa analisi e deciso fermamente che non avrebbero voluto elemosinare dal sistema ciò che l’età pensionabile avrebbe concesso loro. E’ quello che mi ha risposto alla domanda: cosa ti ha fatto prendere la decisone?

La barca e la giornata tipo.

Si chiama Yakamoz, un OVNI di 41 piedi in alluminio. Nonostante la stazza apparentemente ridotta (poco più di 13 metri) ha 3 cabine doppie ampie, 1 bagno, 1 cabina di passaggio con letti a castello e 1 comoda dinette (che i puristi chiamano quadrato), insomma il soggiorno sotto coperta.

Una scelta di carattere questa, dove l’aspetto pratico offre l’opportunità di non porsi limiti di navigazione, essendo uno scafo adatto a navigare davvero, non solo quindi semplici uscite come si potrebbe fare ad esempio con altri tipi di barche che normalmente si noleggiano per un weekend o una vacanza estiva.

L’energia a bordo viene gestita con un grosso pannello solare che eroga 270W ed un generatore eolico da 500. Tanta roba, più che sufficienti quindi per ogni servizio utile. C’è poi una bella spiaggetta di poppa che agevola il passaggio nel blu dipinto di blu, mentre il barbeque posto sempre nei pressi della spiaggetta e assieme ad ogni accessorio per cucinare al meglio, offre il piacere di soddisfare i palati più esigenti magari con un pescato fresco, visto che le canne a bordo non mancano. Diciamo che c’è tutto quello che serve per vivere e navigare piacevolmente 😀

Le giornate si svolgono come a terra, tra lavoro e tempo libero …se come dice sempre Giampaolo, hai impostato la tua vita seguendo un “basso profilo” cioè, a basso budget. Questo vuol dire vivere e lavorare quanto serva per raggiungere l’obiettivo ma certo non cazzeggiando, altrimenti l’obiettivo diventa ovunque e comunque irraggiungibile.

Lui sta scrivendo il secondo libro (il primo è: “Si può fare – Come vivere una vita da sogno con 500 euro al mese” ) e gestisce la sua piattaforma sailyx.com, per dare una mano a chi come loro volesse percorrere strade simili e non per forza in mare. Per chi invece volesse cimentarsi con il mondo salato, hanno messo a punto un corso ad hoc sul cambio vita a bordo con noi.

Basak non è da meno. Sta scrivendo un libro direi complementare al regime di vita a cui si sono dedicati: l’alimentazione a basso budget, qualitativa ed eticamente sostenibile. Quindi perfettamente in sintonia e assolutamente coerenti con la loro coraggiosa scelta.

Nel resto della giornata svolgono la cosa più importante per riuscire a raggiungere l’obiettivo del primo libro, cioè vivere con poco: prendersi cura della barca. E’ ovvio, se vuoi risparmiare devi rimboccarti le maniche e sporcarti le mani. Niente di diverso da una qualsiasi vita comune a terra. L’unica differenza è che prima di iniziare, puoi fare un tuffo in mare direttamente dal luogo di lavoro 😀 Una bella differenza, no?

Ok, bello tutto ma …come si sopravvive?

Partiamo dal presupposto che una decisione del genere non va presa con superficialità. Bisogna davvero essere convinti, non essere degli sprovveduti ed avere realmente la testa sulle spalle. Per dirla a suo modo: avere qualche numero da spendere per venirne fuori, per inventarsi e reinventarsi, anno dopo anno se serve.

Non è una scelta per tutti, è assolutamente personale, interiore, da volere con tutto se stessi, consapevolmente e non solo come reazione ad un malessere ma con seria preparazione ed ovviamente una buona dose di coraggio, per affrontare l’ignoto, sapendo di poter contare solo ed unicamente sulle proprie capacità. Non c’è una scuola che ti prepara alla vita e soprattutto, a questo genere di scelte.

Per capire di cosa parliamo, prova a rispondere a queste domande:

  1. Riusciresti a lasciare amici e famigliari?
  2. Riusciresti a vivere senza TV, lavastoviglie o le comodità di una città?
  3. Riusciresti a vivere sapendo che il mese dopo dovresti inventarti qualcosa per arrivare a quello successivo?
  4. Sapresti vincere la paura dell’incertezza abbandonando la tua quotidianità?
  5. Sapresti gestire la paura della solitudine?
  6. Potresti accettare anche il fatto di non riuscire a tornare indietro?
  7. Avresti voglia di rimboccarti le maniche per fare manutenzione e sacrifici?

Non so cosa tu abbia risposto ma pensaci bene. Non sono le stesse considerazioni che potremmo dover fare …nella vita di tutti giorni? Anche a terra.

Non ci alziamo per caso tutte le mattine per andare a lavoro, nel bene o nel male, schiacciati da una massa appesa alla scia di uno stesso bisogno, schivando ogni volta il proprio sogno o bisogno, per adeguarsi ad uno standard imposto dai luoghi comuni che frequentiamo?

Qual è in realtà il concetto di stabilità? E’ forse più interiore o è solo materiale? Siamo davvero tutti felici di vivere allineati e compatti, tutti in difesa di un consumismo che genera a pensarci bene solo falsi bisogni e per i quali combattiamo inutilmente senza volerlo, perdendo di vista giorno dopo giorno, anno dopo anno la verità, la nostra verità… persi ad inseguire quella degli altri, piuttosto che far propria quella che ti fa sorridere prima il cuore, poi lo sguardo ed infine la mente?

I soldi.

A meno che non si abbiano soldi e rendite a cui appellarsi quindi, dopo aver preso il più grande impegno: la barca, bisogna prima di tutto rendersi disponibili a capire e imparare come manutenerla. E questo è il tema di cui sopra (avere i numeri per venirne fuori, inventarsi… ndr).

Anche i materiali e i pezzi di ricambio hanno un costo e non tutto è possibile farlo in autonomia. Per cui serve un po’ di iniziativa, di creatività e la determinazione a trovare ciò che serve, ogni sacrosanto giorno.

Sapete no… come si viveva una volta: animali e campi da coltivare. Nessuna certezza, solo concretezza.

Chi vive a contatto con la natura non ha feste e vacanze che tengano. Segue i ritmi della vita e lo hanno fatto (alcuni ancora oggi) da millenni. Per cui se non spaventa una vita H24, senza ferie quindi o permessi in busta… questa è una vita assolutamente come le altre. Basta crederci.

Giampaolo per vivere come ha deciso scrive saggi, libri, articoli per conto di fornitori ai quali offre l’esperienza diretta dell’uso di strumentazioni di bordo. Ci sta… Basak invece fa traduzioni e assieme quando serve, fanno charter (ospitano a bordo persone che vogliono fare vacanze). Ma soprattutto organizzano e gestiscono il corso “cambio vita”, a bordo della loro barca. Wow… di necessità virtù, no?

Una settimana full immersion dove si affrontano tutti ma proprio tutti i temi necessari a prepararsi ad una decisione del genere, dalla questione finanziaria, a quella psicologica e pratica. Se quindi non esiste una scuola… loro ne hanno creata una 😀 Beh, mica male.

Niente aule magna quindi, sale conferenza di hotel o webinar. E’ un one-to-one, nel senso che il corso è “ad personam”. Per cui una o massimo due persone alla volta per seguire personalmente le fasi di co-creazione del sogno, discutendo di ogni dettaglio e quindi senza alcuna procedura standard, salvo seguire un programma ben preciso.

Ma non tutti possono partecipare, stando a quello che dice Giampaolo. Infatti chiede prima un incontro o una video conference per parlarne. Quanto meno per capire se e come farlo.

Alla resa dei conti questo certo non li renderà ricchi dal punto di vista economico …e comunque sarebbero anche fatti loro quanto riescano ad incassare realmente o quanto i 500€ raccontati nel titolo possano essere precisi al centesimo. Valutatelo voi questo.

Quel che voglio cogliere in tutto questo è solo la possibilità di poter vivere di ciò che la vera natura di ognuno di noi ha scelto, seguendo così un proprio stile di vita e il modo di essere ciò che si è, riuscendo nel loro caso, a fare anche della beneficienza. Un circolo virtuoso quindi, che si autoalimenta, che fa del bene allo spirito, alla mente, al “cosmo” ed ovviamente al fisico.

In conclusione… secondo voi è meglio invecchiare vivendo o …vivere per invecchiare? Parliamone.

A tutti noi la scelta.

Buona vita e sempre buon vento 😀

PS. Se volete… mentre aspettiamo il “segnale” per partire, troviamoci per parlarne anche su Facebook.

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