Capodanno nel deserto: da Marrakech alle onde di sabbia. Piccoli consigli.

Come è buona norma, la ciurma si conosce in banchina. In questo caso, visto che non era per mare ma via terra, l’abbiamo incontrata a Marrakech, perché il giro previsto nel deserto è in jeep e parte da qui.

Per cui passati i numerosi controlli dell’aeroporto e cambiati un po’ di Dirham (10 Dhr = 1€ ca.), si aprono le porte su un manipolo di driver che cercano di attirare la tua attenzione come fossero fotografi sul red carpet di Cannes.

Se avete noleggiato l’auto, attenzione ai numerosi posti di blocco. Il 35enne Re Mohamed VI ha dato precise direttive: riempire le casse con i turisti che non sono abituati (come noi italiani ad esempio) a rispettare gli stop, l’uso delle cinture ed i limiti di velocità. La sua politica è molto aperta al turismo internazionale, ha pure studiato a Londra ma impone giustamente un certa disciplina. 30€ è stato lo scotto da pagare per non avere messo le cinture dietro, durante il viaggio su una delle lunghe strade che collegano una città all’altra. E’ obbligatoria: in città solo davanti, fuori anche dietro. Da pagare ovviamente subito e in contanti, senza tante storie.

Se prendete il taxi invece chiedete il prezzo prima, come è d’uso fare in via preventiva in ogni parte del mondo. Se invece avete il driver, allora fate parte di quelli che i fotografi aspettavano fuori dall’aeroporto.

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Marrakech: la città rossa

Si trova a 15/30 minuti dall’aeroporto, a seconda dell’ora e del traffico.

Rossa perchè è il colore che domina il colore delle mura che sono lì da quasi 1000 anni. Rosso perché per me lo trovi ovunque, anche in molti tessuti e nelle spezie. Rossa, perchè al tramonto è un tripudio di passione, come è d’altronde per molti altri paesi dell’Africa.

A parte terra e polvere che si trovano ovunque, è il verde l’altro colore che stranamente tinge questa città. Verde dei palmeti, dei royal golf club (al Re piace giocare a golf) e dei viali lussureggianti che danno lavoro a centinaia di giardinieri e che decorano le zone ambite dai più abbienti, scappati dalla zona vecchia in cui si riversano ormai quasi solo turisti.

Un pour pourì di stili e tradizioni ereditate dalle varie colonizzazioni, fatte di profumi, sguardi truccati di nero, lunghi camicioni e sapori intensi. Di traffico assordante, intrecciato diabolicamente alle rotonde clacsonanti in cui si riversano carrozze in stile monarchico e carretti trainati da ronzini malnutriti, pullman carichi di turisti, auto vecchie e nuove, bici, scooter e motorette travestite da tok-tok. Tutti assieme, strategicamente e perennemente nello stesso momento.

A dare il tocco di casino in più ci sono poi i passanti multicolor autoctoni e non, che sfiorano macchine e scooter in transito, vestiti di giacche in pelle, maglie e maglioni, tute Adidas e foulard più o meno colorati, alcuni ricoperti dai tradizionali jallabah con tanto di cappuccio alla Harry Potter. Si amalgamo alle donne avvolte nei chador, quanto meno quelle che rispettano la fede religiosa. Altre non lo portano. Tutto questo lungo scie lunghissime di profumi, essenze e gocce d’ascella davvero primordiali.

Jamaa-el-Fna è la famosa piazza principale, in cui si riversano milioni di turisti provenienti da ogni parte del mondo, contemporaneamente, assieme ad ogni tipo di commerciante, saltimbanco, incantatore di serpenti e più o meno improvvisate donne berbere (sceglierle con attenzione) che decorano le mani con l’henné e chissà quali altre parti del corpo. Chiedere sempre e non mollare mai.

Aggiungiamo all’elenco la vita brulicante e fascinosa dei vecchi vicoli della Médina, divisi in aree commerciali, pieni di baracchini fumanti al cumino in cui mangiare tajine, spiedini e verdure (evitare il cous cous, perché ci vuole del tempo e una certa capacità per farlo buono). Si affiancano ad artigiani di ogni tipo che contrastano fortunatamente il dominio made in China (anche se qualcosa è arrivato pure da queste parti). Lavorano e vendono ferro battuto, cuoio, pelli, rame, stoffe, minerali, tappeti, paglia, legno, saponi, spezie, essenze all’argan o ogni altro tipo di diavoleria in grado di curare qualsiasi cosa (provato, è vero). Anche estratti afrodisiaci, venduti come essenze più efficaci del Viagra (non provato, se lo fate, fatemi sapere).

Ed infine il mercato con le verdure, la frutta e quindi la carne, tutto appeso sapientemente ad altezza tubi di scappamento degli scooter che ovviamente trovano spazio ovunque, pure qui.

Un labirinto che si anima dalle 8:30 fino alle 22:30 circa, quando le ombre create dalle fioche luci sono ormai dense ed il buio ottenebra la tua placida tranquillità. A quell’ora dire che è tranquillo è un eufemismo ma muovendosi coscienziosamente, lo si può affrontare senza alcun problema.

Attenzione però alle porte tra una zona e l’altra. Dopo una certa ora si chiudono, mettendo dunque a dura prova la capacità di orientamento anche del miglior esploratore. In ogni caso Google Map aiuta. Scaricate la mappa in modo da poterla consultare offline e una volta chiuse le porte, mal che vada basta aggirare le mura di cinta della città per rientrare da quelle principali.

Polizia e militari comunque sono dappertutto e fanno la loro scena. Non saranno il più affidabile corpo militare del mondo ma almeno danno delle indicazioni, quando capiscono. Sono tutti comunque disponibili.

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Paese che vai, usanze che trovi

La carta di credito è solo nei negozi, nelle strutture turistiche e nei Riad. Difficile da trovare fuori dalle grandi città. Potrebbero chiedere comunque una commissione dal 4 al 5%. Tenete contanti e monetine a portata di mano. Ad ogni angolo vi chiederanno qualcosa per qualsiasi motivo. Ai bambini però meglio dare caramelle, matite o qualsiasi cosa piuttosto che soldi, altrimenti contribuiamo alla mancanza di voglia di andare a scuola. E’ già difficile arrivarci, figuriamoci che spinta emotiva possano avere se poi li demotiviamo così.

E’ un popolo di commercianti e agricoltori, che tentano come chiunque nelle stesse condizioni, di sbarcare il lunario. Per cui è facile farsi fregare se non si è abili prestigiatori. E’ normale contrattare, per cui non abbiate timore a dare il vero valore che pensate abbia ciò che acquistate. Sempre con il giusto rispetto ovviamente. Nei negozi o ristoranti invece, se il prezzo è esposto, in teoria è quello che deve essere pagato.

I Riad da fuori sembrano cadere a pezzi, mentre una volta entrati sono una favola. Molti sono gestiti da imprenditori europei, anche italiani e gran parte delle zone sono servite da wi-fi. Ottima occasione per scaricare le mappe di Google o consultare Trip Advisor che aiuta sempre. Come quando sarete stufi di mangiare tajine e avrete voglia di un bel piatto di pasta italiano. Consiglio caldamente “I Limoni” a Marrakech. Non ho mangiato un ragù di carne così buono nemmeno in Italia ed il prezzo assolutamente nella norma. Meno di €25 a testa in due, con boccia di rosso e dolce.

L’alcool non è vietato ma non si trova ovunque. Se ci si addentra nel deserto, meglio acquistarlo al supermercato (dove ovviamente non lo regalano – come in Italia – ma quanto meno si trova) e logicamente non da bere alla guida, a meno che non vogliate far visita alle patrie galere. A detta degli autoctoni.. eviterei proprio. Pensate che dicono che 1 giorno da quelle parti, equivale a 1 anno di galera in Italia. Vabbè, raccontato da una guida… e di certo non lo testo.

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Vestirsi

Nel periodo invernale (ad esempio nel periodo di capodanno) si può andare dai 0/8 gradi di notte, ai 18/25 di giorno. Per cui vestirsi comodamente e a strati, in base ai propri gusti o alle escursioni che si prevede di fare (compreso il deserto). Fuori dalle città non c’è molto, se non alle tappe programmate sparse nel deserto o nel mezzo della catena montuosa dell’Atlas. Le guide conoscono ovviamente i posti migliori ; )

Una volta arrivati a Merzouga, dopo aver passato Ourzazate, le dune e i micro villaggi berberi saranno l’unica traccia di “civiltà” (se vogliamo paragonare certi aspetti alle nostre latitudini), assieme ai campi tendati allestiti per i turisti, comunque attrezzati con ogni comfort. Luce, acqua e wi-fi ma ovviamente, non aspettiamoci l’intensità e la pressione di casa o la qualità di segnale che ci sono in generale nelle capitali europee.

Di notte nel deserto la temperatura scende molto, anche se le tende sono riscaldate con una bombola incrocchiata con un micro irradiatore (dipende poi dove finite). La nostra guida sta progettando un campo di sua proprietà, addirittura con riscaldamento a pavimento (occidentalizzato al massimo). Una maglia in più per dormire comunque …è sempre meglio averla e così …passa la paura.

Di giorno nei passi montani dicamo “usuali”, quelli cioè abbordabili, si arriva a oltre 2000 metri. Salvo trekking specifici sulla cima più alta che arriva anche oltre i 4000. Per cui un piumino (seppur leggero) è bene averlo. Se fa caldo, ci si spoglia, facile. Certo non come durante la nostra d’estate, che al contrario …ti accoglie con 50 gradi. Fate bene i calcoli dunque.

Per noi, abituati ai viaggi in barca a vela o in bus, la regola del bagaglio morbido comunque è sempre valida. In un viaggio così, fatto con una jeep ed il suo ampio bagagliaio, va bene comunque anche il trolley. Non troverete nessuno skipper a rompervi i maroni dunque.

Conclusione

Lasciatevi trasportare dal fascino di una notte stellata in mezzo al deserto, in un silenzio davvero innaturale, considerando le circostanze del fine anno ad esempio. Vivrete un tramonto mozzafiato, con i profumi di una vita che è lì da secoli, piena di storie che qualcuno vi racconterà e tradizioni che per fortuna, nonostante i tempi, vivono ancora.

Ogni viaggio ha il suo valore. Un po’ come quando si arriva in una rada con la barca: ormeggi, godi dell’ospitalità del luogo (se c’è qualcuno), condividi il momento con i compagni di viaggio e dopo cena, se non decidi di buttarti nella vita del luogo, attendi il sonno …ammirando l’immensità del cielo sopra di te, che cambia, a seconda del punto di vista da cui lo guardi.

Ad ogni viaggio è bello lasciare a casa un pezzo di quel peso che ci si porta appresso nella vita. L’emozione di un momento, è l’unica cosa di cui avremo bisogno per tutto il resto della vita.

Buon viaggio 😀

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