Il Dodecanneso. L’apparenza inganna – Settimana 3

Non c’è che dire, il Meltemi quest’anno non ha risparmiato proprio nessuno. Una lunga scia di prepotenza che dal nord del Mar nero, tra le coste della Turchia e della Grecia delle Sporadi si è riversata con forza a sud, tra le Cicladi, dove le nostre barche hanno navigato.

Dopo le prime due settimane di tagadà (per chi non sa cos’è, è una giostra che sballottola e che insegna ad avere il “piede marino”), finalmente un po’ di calma. Qualche giorno di navigazione tranquilla, alla ricerca di baiette più a misura di terrestre, lungo le coste che si affacciano ormai sulla Turchia.

Siamo ora nel Dodecanneso. Navighiamo attraverso Kalymons, Leros, Lipsi e Patmos. Gioiellini di culture millenarie, fotografia di un tempo che si è fermato tra le baie assolate e silenziose, fatte di rocce, tantissimi sassi e caprette abbarbicate. Profumi di spezie e porticcioli disegnati da pittori locali con le tecniche più fantasiose che puoi trovare nelle botteghe dei villaggi. Luoghi di culto religiosi oltre che per free climbers e kiters.

La calma apparente finisce quando si preannuncia un rinforzo sempre ovviamente da nord. Un colpo di coda del Meltemi che da queste parti è più clemente ma pur sempre da valutare. Tra le coste est ed ovest di Kalymons c’è l’imbarazzo della scelta. Il giro a salire e a scendere prevede di farle entrambe ma il vento compromette un po’ le valutazioni.

Parte dell’equipaggio ormai è pronto a capire che non si può volere tutto, per cui si lasciano condurre dalle decisioni che si prendono per godere al meglio le rade e i contorni di un viaggio che non lascia mai spazio all’ovvietà. Gli altri, cercano conforto da chi si lascia condurre.

Silenzio e profumi sono spazzati dal vento che dal nulla arriva sempre forte e impetuoso senza preavviso ma non abbastanza per rinunciare a farsi ancora qualche bagno. Per fortuna.

Il meglio però lo diamo quando a Pandeli, un porticciolo di Leros, riusciamo a deliziare i vicini di barca con 2 ore di ormeggio degno di nota. Vento a traverso, ancora e cime a terra, di fronte i ristorantini che compongono la baietta. Posizione privilegiata per assistere in diretta.

Molla la gassa delle cime che il nostro uomo roccia porta a terra durante l’ormeggio. E meno male che la storia ci ha lasciato almeno lui questa settimana. Molla anche nell’ordine il nodo di giunzione delle cime fatto accazzo per la fretta di chiudere l’ormeggio, il motore del tender buttato in acqua per gestire la situa da punti di vista diversi ed ovviamente il salpa ancora, nel tentativo di recuperare la catena durante le manovre per rifare l’ormeggio. Molla infine anche la pazienza, messa a dura prova da giorni e giorni di vento e soprattutto da un catamarano francese che nonostante lo spettacolo decide di mettersi tra noi e l’ormeggio.

Con non poche difficoltà le barche riescono comunque a chiudere l’ormeggio e finalmente a godersi una gustosissima cena sulla spiaggia a base di saganaki shrimps, taramasalada e octopus alla griglia. Poco più di 20 euro a testa. La mattina dopo prima di levare ancora, scendiamo a terra per ammirare dall’alto i mulini e il castello. Una visione che ripaga ancora una volta delle fatiche e delle sorprese che navigare queste zone presenta ogni giorno.

Prima di arrivare alla “pettinata” Patmos, l’isola più a nord del Dodecanneso che visiteremo, ci lasciamo catturare dalla bellezza delle piscine di Arki, isolette brulle e isolate a ovest, scelte dai kiters per il vento teso ma gestibile.

Lo spettacolo dei giorni precedenti continua poi nel porticciolo della pettinata di cui sopra, dove riusciamo ad incagliare l’ancora tra i resti di mille storie incasinate rimaste sul fondo da chissà quanti anni, nei 9 metri di acqua che bagnano la zona di ormeggio più a est. E’ la degna conclusione di una bella vacanza messa a rischio solo dalla pazienza che è necessario avere per gestire tutti questi imprevisti e che non finisce lungo la linea di un ancora incagliata, che con un’ora e mezza di sub in apnea la mattina dopo risolviamo.

Finisce al Kyma, un ristorante davvero figo, proprio sul mare. Servizio perfetto, un pesce squisito, vino degno della selezione dei migliori locali di corso Garibaldi a Milano o di Trastevere a Roma. Il conto è ben al di sopra di ogni aspettativa, per la gioia di tutti che da buoni italiani chiudono in bellezza chiedendo almeno un po’ di raki e una bottiglia di un cocktail che il barman sapientemente ha preparato a base di fragola e pepe. Contrattazione con scarsi risultati. Squisito sì… ma chiedere prima… salva la Visa.

Siamo a Patmos.

Anche se qualcuno è rimasto scottato dal conto, il giorno dopo continuiamo a farci rosolare anche dal sole e dal vento che rinfresca gli ultimi giorni di navigazione ma non certo la voglia di godersi fino all’ultimo attimo questa vacanza piena di emozioni, esperienze e circostanze imprevedibili.

Il flusso di vento che si concentra nel centro dell’Egeo non lascia indenne questa parte più a est. L’angolo di rotta è perfetto, il fiocco gestisce bene i 25 nodi di vento da nord. Ci facciamo spingere da una bellissima navigazione verso sud, sulle note di una playlist che a bordo si vive nel silenzio incantato di chi dorme bellamente e di chi scruta il cielo, condividendo la rotta con i compagni di viaggio con i quali chiuderemo le nostre tre settimane di vacanza.

Momenti di una vita trascorsa per molti giorni a stretto contatto, microcosmo di storie da raccontare e confidenze notturne sussurrate all’orecchio sotto le stelle, lasciando presagire ad un domani ancora da vivere, lontano finalmente dal Meltemi.

L’ultimo pacchetto della vacanza per fissare i ricordi delle avventure trascorse sulle onde di un mare implacabile ma lontano dai pregiudizi che si abbandonano uno dopo l’altro sulla banchina di kos, dove chiudiamo il viaggio definitivamente. Pesi e misure si livellano, si rientra arbitrariamente nello schema da cui si è partiti ma con un bagaglio di vita che si spera, tolga spazio a tanti altri pesi inutili. Perché le persone con bagagli leggeri, viaggiano meglio attraverso la vita.

Alla prossima esperienza in mare. Perché se vai per mare, Saidisale.

Buon vento.

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