La libertà di una vacanza in barca e la sua parte razionale.

Quando sale l’entusiasmo per una partenza gli animi si surriscaldano, i programmi si intrecciano, le idee si sprecano e i problemi svaniscono.

Una volta fatta cambusa, il check-in della barca e sistemate nelle cabine le centinaia di magliette che anche quest’anno non si useranno mai, la prima cosa che si fa è mettere un po’ di musica. E qui, salta il primo tappo di bollicine 😀

Allegria mista curiosità per chi non ha mai fatto questo tipo di vacanza e divertente celodurismo per chi ha da raccontare vecchi aneddoti di storie vissute in altre stagioni di vita passata. Comincia sempre così una nuova vacanza in barca, la vacanza che si presuppone sia quella perfetta, da ricordare per sempre come la più bella.

Prima di mettere la prua della barca fuori dal porto impostando la rotta verso la prima destinazione, si sono sprecate le raccomandazioni pre-partenza relative a quel velo di disciplina che salva inequivocabilmente la serena convivenza e che inevitabilmente viene minata a tratti alterni dalla voglia di fare di alcuni …e quella di non fare mai una mazza di altri. “Eccheccazzo siamo in vacanza no?!”.

Ritmi alterni di coscienze e abitudini casalinghe più o meno sane che cominciano a relazionarsi quotidianamente, in spazi ristretti, tra le vicinanze di spiriti più o meno consapevoli e che con i giorni a seguire potrebbero generare le solite inutili distanze, tra un selfie improvvisato, un’aperitivo da preparare e gli spruzzi di un’onda presa con onda e vento a traverso. Il mare è vivo.

“Già che sei lì, mi prendi una birra?”.

Il terrore di chi si trova nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Se il mare è piatto alcuni si lasciano sedurre dalla richiesta, anche se facenti parte della fazione: pensaci tu dai…. Se il mare invece è inclemente, capita che anche i celoduristi delle prime presentazioni in queste occasioni facciano finta di dormire, mentre gli impensabili della prima volta li vedi accondiscendere la richiesta, correndo a smanettare sui fornelli o maneggiare consapevolmente il coltello sul tagliere per preparare un po’ di aperitivo, nonostante l’onda renda instabile l’occasione di fare qualcosa per gli altri.

Fare qualcosa per gli altri… che bella questa frase.

Passano lentamente così i primi giorni. Foto, momenti, risate, tuffi, cazza e lasca, apri e chiudi vele, lancia e serra cime durante un ormeggio più o meno facile. Un pacchetto in rada, la festa al chiaro di luna (se c’è) o alla luce colorata di una striscia di 5 metri di led attaccata al boma per l’occasione. Bottiglie vuote che riempiono i gavoni liberi, assieme alle decine di bicchieri condivisi con chissà chi e che si ammucchiano lentamente in pozzetto assieme alle tante cose poi da pulire, assieme agli animi che si liberano degli schemi imposti nel corso dell’anno di lavoro ormai rimasto là, a terra …finalmente.

Si stacca il cervello, ci si stacca dalle regole e dalla realtà. Qualcuno riesce davvero a chiudere la propria relazione mail-menate ma non sempre con il post compulsivo. Quella divertente voglia di condividere il bello di un momento e la certezza di generare un po’ di sana invida in qualcuno …lontano da lì.

Non tutti se ne rendono conto ma lentamente in barca si forma una vera comune. Ricordate “The beach”? Beh, forse un paragone un po’ pretenzioso e ambizioso ma dopo giorni di convivenza, condivisione di intimità venute meno al primo scarico del bagno o al risveglio, quello fatto di occhi impastati, capelli arruffati e trucco sbavato, è questa la sensazione che si prova. Libertà.

Un non luogo fatto di relazioni a volte improbabili, personaggi che si testano sulla musica da mettere, che si cercano, si provocano, che si stuzzicano su fatti e misfatti, pensieri e parole, compromessi che nascono dopo un bacio rubato ad un sorso di spritz della sera prima e che l’occasione offre nuovamente e a dismisura. Se lo vuoi.

E’ la vita in barca, quella tra ragazzi che cercano di vivere un’unica esperienza. La vera occasione per mettersi alla prova, per capire come essere utile a se stessi e agli altri, per sapere chi sei, cosa vuoi o cosa pensi di saper fare. Per conoscere o scoprire il grado di sopportazione, quel “centro” tanto invocato che a casa non sempre si trova, forse perché lo cerchiamo nel posto o nel modo sbagliato.

E come in ogni comune, dove siamo “liberi tutti”… vince sempre il buon senso, le regole dette ma soprattutto quelle non scritte. Quella forma di rispetto che salva spesso le circostanze spigolose che inevitabilmente si generano assieme a inutili discussioni, capricci, incomprensioni e commenti infantili.

E’ la parte razionale di una vacanza leggera, indimenticabile, quella che rende unico ogni attimo, in un concentrato di vita vissuta. Sia che la si passi a terra o in mare, questa non è solo una vacanza: è vita. Una vita che se impari a vederla dal mare, riesci a cogliere quelle sfumature che porterai con te, sempre, nella vita di tutti i giorni.

Saidisale. La giusta sensazione che si prova assaporando la vita da un punto di vista sempre diverso.

Basterebbe solo volerlo.

3 pensieri su “La libertà di una vacanza in barca e la sua parte razionale.

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