Temporale e fulmini. Cosa fare se si è in mare?

Sole, caldo e mare calmo è la situazione ideale per gustarsi un’uscita in barca. Magari con una bella brezza, sufficiente per sfruttare appieno le vele e lasciare dietro di noi una spumeggiante scia bianca. Ma capita poi che brutti nuvoloni in cielo non lascino spazio a molte interpretazioni. Potrebbe piovere e la temperatura che scende velocemente e con vento sempre più intenso, ci fa capire che in poco tempo ci troveremo sotto un bel acquazzone, magari con tuoni e fulmini.

Eggià, che palle ma è una cosa naturale, da milioni di anni! Prima o poi il nostro povero clima …ormai fin troppo maltrattato, deve pur reagire e in certi casi anche molto violentemente. Pensate che ogni giorno si scaricano a terra più di 3 milioni di fulmini.

Guardando il cielo però e imparando ad interpretarlo, si riesce a cogliere i segnali per capire più o meno cosa sta per accadere e questo il vostro skipper in genere lo sa, prevenendo quindi fastidiose situazioni non uscendo dal porto ad esempio. Così come sa gestire le circostanze al contrario, in cui ci si dovesse trovare nel mezzo di un temporale impartendo le giuste indicazioni, con calma, senza agitazione, perché l’equipaggio guarda il suo comandante e se è calmo, non si preoccupa.

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Per cui, nonostante la pianificazione presupponesse una situazione diversa e vi doveste trovare nel mezzo di un fronte temporalesco che si presenta nel pieno dei suoi effetti speciali, no panic! Capitan Barbossa saprà certamente come risolvere la “contingenza”, perché avrà già pronto il suo piano B …in attesa che tutto passi.

In certi casi e contrariamente a ciò che si pensa, potrebbe essere preferibile anche stare in mare, lontano dalle coste. Normalmente la parte “violenta” il più delle volte non dura molto anche se in alcuni casi potrebbe essere molto intensa.

Questo vi fa capire che se il comandante capita vi cambi i piani, è perché in mare non è come per strada, sulla terra ferma. La natura ha molte variabili da tenere sotto controllo e vanno verificate con attenzione, prima, durante e dopo, per la sicurezza di tutti. Quindi, non prendente troppo superficialmente certe decisioni e fidatevi del vostro skipper, sempre. Ascoltatelo e lasciatelo lavorare.

I fulmini? No, non colpiranno voi, perché c’è più probabilità di morire in un incidente in macchina di quella 10 milionesima possibilità di essere colpiti da un fulmine. Ma non sottovalutiamola, perché nemmeno la scienza ha ben chiaro fino in fondo la natura di questo fenomeno. Per cui, vediamo di capire di cosa stiamo parlando per affrontare certe situazioni serenamente e in sicurezza.

Come si generano i fulmini?

A bordo di un’imbarcazione c’è la strumentazione per tenere sotto controllo temperatura, umidità e pressione atmosferica. Elementi indispensabili, utili a calcolare le variazioni della meteo. Inoltre rimanendo sintonizzati sul canale 68 della radio di bordo, si possono ascoltare H24 le comunicazioni meteorologiche: “avvisi ai naviganti”. Quindi è sempre tutto sotto controllo, tranquilli.

schema-nuvole

Guardando le nuvole poi possiamo capire di che natura esse siano. Quelle che preannunciano temporali ad esempio, sono dei grossi cumuli scuri a forma di incudine (cumulonembi) che hanno un contorno simile al cotone, mentre le altre, quelle “innocue”, sembrano più dei pop corn. Si incontrano d’estate per lo più, quando fa molto caldo e c’è tanta umidità nell’aria.

Le particelle contenute nelle grosse nubi “di cotone”, dovute al forte sbalzo termico e al movimento repentino dell’aria, cominciano diciamo a far casino tra loro, a volte fino a tal punto da generare degli scompensi elettrostatici al loro interno (principalmente per la formazione di ghiaccio), che da qualche parte scaricheranno la loro carica negativa, attratte da qualcos’altro di carica opposta. Capita infatti di vedere fulmini sul monte di fronte a noi, mentre in mare non accade nulla. Questo è uno degli effetti che genera il temporale: il sollevamento orografico, cioè le montagne, che costringono molto velocemente ad una salita brusca dell’aria condensando le goccioline d’acqua contenute all’interno delle nuvole.

L’effetto sonoro che ne consegue è il tuono, quel gran botto che si sente dopo aver visto il fulmine. Rumorone, così come potrebbe avvenire nel frattempo con le vele alle quali stiamo riducendo superficie velica, che sbattono (se non gestite con attenzione) alle forti raffiche di vento che si stanno generando.

Tutti messaggi inviati al nostro cervello, che messi assieme il più delle volte generano agitazione. Ma vorrei tranquillizzare i meno esperti.

Prima di tutto è rumore, solo un gran rumore anche se lo so, fa una certa impressione. State però tranquilli e ascoltate ciò che dice il vostro skipper e tutto si risolve al meglio ma soprattutto, non prendete iniziative che potrebbero complicare le cose inutilmente.

Sdrammatizziamo per un attimo 😉

Vi svelo un trucchetto per capire quanto è lontano il temporale che vedete anticipato dal fulmine. Vale anche in città, in campagna, in montagna, ovunque.

Il suono si propaga a ca. 340 m/s, per cui quando vedete il fulmine cominciate a contare: 1001, 1002, 1003… e quando sentite il botto ecco, avete capito quanto è distante il temporale da voi. Quindi, se passano 6 secondi, vuol dire che il temporale è a circa 2 km di distanza. Un metodo forse più semplice per ricordarlo è: n. secondi : 3. 

Direi in questo caso comunque di preparasi, perché sta per arrivare un bell’acquazzone.

Cosa fare in caso di fulmini.

Il fulmine si scarica tra nubi o tra nubi e superficie terrestre. Più è distante il punto in cui scarica e più è alta la sua intensità, quindi potenzialmente pericoloso. Quando ci si trova in mare quindi, di notte magari durante una traversata, lo spettacolo all’orizzonte può essere davvero emozionante, tanto affascinante quanto pericoloso, per cui è bene capire come evolve per evitare di incappare nella sua “aggressività”.

Un paio di estati fa ho assistito ad un vero e proprio spettacolo della natura, tornando dalla Sardegna verso l’Elba. Erano gli ultimi 3 giorni di vacanza, fine agosto. Avevo deciso di anticipare una forte maestralata che ci avrebbe costretti a rimanere in porto per molto tempo, cosa di cui ho avuto poi conferma da chi aveva deciso di aspettare, rimasti bloccati all’ormeggio per 3 giorni.

Era notte, nel mezzo di due fronti che scendevano verso sud. Uno dalla Liguria e l’altro sugli Appennini toscani. Io ero nel mezzo e i fulmini che si vedevano più a nord, verso la Liguria, oltre la Corsica, erano dannatamente luminosi e lunghi, lunghissimi… abbracciavano l’intero orizzonte. Vi dico che erano tanto affascinanti quanto inquietanti, perché rapportando il calo di pressione e la temperatura alla velocità del vento, non lasciavano presagire nulla di buono. Il rischio di trovarsi sotto quelle colonne di luce accecante da 20.000 °C era evidente, seppur remota. Ma la sorte ci ha premiati, oltre ovviamente ad una buona componente preventiva sulle stime di navigazione. Com’è finita? Abbiamo concluso la nostra vacanza sdraiati al sole dell’Elba, senza aver preso una goccia di pioggia, mentre gli altri rimasti bloccati a Porto Vecchio beh, se la sono passata un po’ meno bene.

Cosa fare dunque in questi casi?

Pensiamo ai conduttori: metallo e acqua.

Prima cosa le scarpe. Isoliamoci dal ponte della barca, perché starà quasi sicuramente piovendo. Ovviamente suola in gomma. Per chi rimane in coperta poi, ci si copre per stare al caldo. Per precauzione si indossa il proprio giubbotto salvagente e ci si assicura alla barca seguendo le indicazioni del comandante.

Dopo di che non si toccano le parti metalliche scoperte presenti a bordo. Stiamo lontani dunque dall’albero, dagli stralli e sartie (quei cavi di acciaio che sorreggono l’albero) e cerchiamo di restare calmi, seduti o dove comunque il vostro skipper vi avrà indicato di stare. Meglio sotto coperta, al caldo e certamente più al sicuro.

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La barca normalmente è dotata di un impianto di massa che in caso si venga colpiti, permetterà alla carica del fulmine di scaricarsi immediatamente in mare. Concettualmente basta che si metta a contatto l’acqua del mare con una parte metallica della barca, mediante la catena dell’ancora ad esempio che nel caso, andrebbe fatto prima che si scateni il temporale, non durante. Cose comunque che il vostro skipper sa perfettamente, per cui se ne occuperà lui stesso nel caso. Non vi preoccupate.

Questo vale in rada, in navigazione ed ovviamente anche in porto. La barca è sempre a contatto con l’acqua e l’albero ed il sartiame sono sempre dei potenziali conduttori, anche se la barca è ferma. Per cui è bene prestare la massima attenzione, non sottovalutiamo la situazione.

Siete abbastanza impressionati? Bene, è ciò che volevo.

Mai sottovalutare le cose in mare ma è sufficiente esserne coscienti. Perché per vivere una bella ed affascinante esperienza in mare, è importante sapere cosa aspettarsi, come comportarsi in caso di… ascoltando sempre e comunque le indicazioni del proprio comandante, senza fare capricci. Cosa che spesso può creare inutili sgradevoli situazioni.

Come sempre quel che serve è il buon senso. Tutto qui. Anche durante queste esperienze, che fanno parte della vita e come nella vita, passati nella burrasca, se ne esce più forti di prima.

Se ami e rispetti la natura, saidisale.

Vuoi approfondire?

Se volete saperne un po’ di più sul tema nuvole, a parte consigliarvi di guardare un documentario di FOCUS che ne ha realizzati a decine, vi propongo un semplice ma efficace video tratto da un montaggio realizzato da meteosicilia.it.

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