Convivenza? Fermi tutti voglio scendere!

La convivenza è un bene prezioso che arricchisce chi sa coglierne l’essenza e distrugge inesorabilmente chi teme il confronto e la diversità. A terra.

E in barca?

Insomma dai, siamo umani, fatti di abitudini, rituali, piccoli o grandi manie, di spazi, pieni, vuoti o da riempire. Cresciuti dentro un sottile intreccio di aspettative (poi non così tanto sottile) che nascondono spesso delle insidie non colte, a volte volute, che puntualmente poi non si è in grado di gestire, anche se ovviamente lo si crede.

Ecco quindi che ci si difende dalla presenza di quell’individuo che è in casa, monitorando con caparbietà e assurdi stratagemmi il modus operandi quotidiano del di lui o di lei.

I grandi classici sono il dentifricio; da dove si deve schiacciare sto benedetto tubetto per farvi felici? Poi la tavoletta del water, le gocce sui rubinetti e nei lavandini di acciaio, che fastidio… e l’asciugamano in bagno, non vogliamo parlarne? Sempre buttato lì. Il gas, hai chiuso il gas?

Guarda! Guarda quei vasetti delle spezie, non sono allineati. E le briciole sul divano, gli aloni delle bottiglie bagnate sul mobile, le ditate sui vetri, i peli e i capelli che vagano liberi per casa e la polvere, colta dallo sguardo aguzzino che si posa sulla mensola del soggiorno. Aaaaaa che pena!!! Possibile che la veda solo io?

E la spazza? Chi la butta? Chi fa la spesa e quindi poi da mangiare, chi sparecchia, pulisce, tiene in ordine? E che cazz, sempre io? Per non parlare delle cose buttate sullo schienale della sedia, una dopo l’altra finché morte non ci separi. Oddio, quanto tempo. Ma davvero devo sopportare tutto questo? Ma perché?

Beh, a questa domanda non c’è una risposta obiettiva, ognuno la viva e la valuti come meglio crede, tanto basta spostare quel limite oggettivamente sopportabile fino ad un livello che geneticamente si è in grado di gestire fino a quando poi si scoppia. E da qui le cronache, le fantasie e le leggende sono ricche dei più disparati epiloghi. Ma in barca?

Se a casa gli spazi sono quelli che sono, dipende dal proprio agio economico, in barca come dire, sì insomma… pure! Solo che da casa si può uscire, basta prendersi un attimo di sfogo chiudendosi la porta alle spalle per darsi alla macchia in una bella giornata di lavoro di cui ci si lamenta ma che poi diventa in certi casi un nascondiglio. Oppure liberi e liberàti da una serata alcolica con gli amici.

In barca invece quello spazio può essere assolutamente a misura di uomo (dipende appunto dalle aspettative) o al contrario una cella di isolamento buia e stretta, senza nemmeno un raggio di luce che entra da quella piccolissima feritoia che ruba il fiato e il respiro, che ci siamo creati noi, nella testa. Come a casa.

Cosa fare dunque? No, lo chiedo a voi. Cosa fate quindi?

Cosa fate per evitare quelle inutili discussioni, stupide e tremende litigate nate per delle cazzate assurde ed infantili solo perché ci si ferma sui propri piani (diversi ovviamente), creati dalla presunzione o dall’orgoglio, da punti di vista che hanno come unica via di sfogo la fuga. Appunto.

Se a casa il senso di responsabilità e la comprensione delle circostanze, da adulti dotati di un minimo di cervello è l’unico vero modo per affrontare serenamente il tubetto del dentifricio o i 22 maglioni sulla sedia, anche in barca sarà la stessa cosa. Mannaggia a quella dinette, sempre incasinata come un campo di profughi o i piatti impilati e incrostati da lavare che alla fine se li spupazzano sempre le stesse persone. Un format. Le stesse, identiche motivazioni di litigate furiose che in barca si fanno come a casa. Qual è dunque la soluzione?

Si chiama rispetto. Rispetto di chi condivide il nostro spazio, la nostra quotidianità, la stessa via che si percorre per arrivare ad un comune obiettivo. Non è stato questo il motivo per cui ci si è ritrovati assieme, in barca come nella vita?

Divertirsi, vivere una bella esperienza assieme, godersi la vita, qualsiasi sia il numero dei partecipanti al “viaggio”. Che sia vita o vacanza.

Quindi lasciamo da parte tutte ste menate, le manie, la presunzione e l’orgoglio e cerchiamo di aprire la mente al confronto, al rispetto del diverso e di un punto di vista che può essere stupido o costruttivo chissenefrega ma offriamo e ascoltiamo le alternative.

La barca a vela è una scuola di vita proprio per questo motivo, perché è un riflesso di quello che siamo, contestualizzato magari in ambiti dove apparentemente sembra tutto diverso ma che al contrario amplifica lo spazio-tempo di quel che siamo nella vita di tutti i giorni, a terra.

Se sei un pignolo fastidioso come le zanzare di notte (non ho detto come un dito nel c..), lo sarai anche in barca e non ti andrà mai bene niente. Se lasci andare le cose come vanno, vivendo beato o beota e poi ci rimani male se gli altri non fanno quello che avresti voluto fare, dai, non lamentarti. Ti condizionerai la vacanza, ovvio. Se non si fa qualcosa, le zanzare attaccano. E’ così.

La cosa più facile dunque è parlare, confrontarsi. Parlate, esponete il vostro punto di vista. Ascoltate e rendetevi disponibili a capire e accettare. Siate collaborativi e partecipativi e vedrete che le relazioni si generano e si sviluppano naturalmente. Incredibile a dirsi ma alla fine vogliamo le stesse cose, solo che ci arriviamo da orizzonti diversi.

Non prendete quindi tutto troppo sul serio e cercate di essere quello che siete senza però disturbare o invadere l’equilibrio e lo spazio altrui.

Tutto questo funziona sia a casa che in barca e se le cose non vanno che sarà mai. Stiamo parlando di un dentifricio che diamine. Chissà perché poi quando succede qualcosa di davvero grave queste stupide sfumature svaniscono immediatamente a favore della determinazione e del pragmatismo. Questione di approccio e punti di vista dunque. 

Non è forse questa la magica formula della felicità? 😀

Quella splendida leggerezza che rende tutto gestibile e sopportabile. Per fare silenzio quando attorno c’è troppo rumore. Per offrire un sorriso quando vicino c’è del malumore. Il sole così come ogni mattina sorgerà e splenderà, sempre, anche se oggi te la meni per qualcosa e perché fuori piove ancora (cheppalle), mentre noi qui invece abbiamo deciso di rimanere a bordo, a farci un po’ di sane risate, per scherzare, per giocare a carte con una boccia di vino a portata di mano, mentre una leggera brezza entra sottocoperta spegnendo la candela accesa in pozzetto. Una ventata di aria fresca mentre mi arrendo al sonno. E tra poco mi sa andrò a letto per farmi cullare dal mare e dai sogni, ancora una notte. E che notte.

Bello! Che pace. Vi aspetto a bordo allora.

Non perdete l’occasione di vivere, vivere questa fantastica esperienza che è vita, che è la vela.

Buone vacanze dunque, a presto e buon vento! 

Se ami la vita …saidisale 😉

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