Mal di mare. Barca a vela o a motore?

Molte volte ho sentito dire: “eh, su una barca a motore non si sta male come in barca a vela”. Chi lo ha detto? E soprattutto, chi lo ha detto che bisogna per forza stare male in barca?

Dipende da diversi fattori che possiamo tranquillamente controllare, primo tra tutti l’atteggiamento, la fissa, la paura di star male. Sì insomma: le pippe mentali.

Certo, a prescindere siano vela o motore, più grosse sono e meno si sentirà il mare (ovviamente non con un mare forza 9) ed una volta imbarcati forse per chi crede di soffrire (attenzione al verbo usato: crede) sarebbe il caso di avere comunque degli accorgimenti, qualunque sia la forma o la dimensione della barca.

Ma facciamo delle riflessioni.

La barca a motore fa figo, diciamocelo. Chi non si è fatto almeno una volta la passeggiata serale dopo cena lungo le banchine del “vorrei ma non posso”?

Ovviamente senza alcun interesse, solo incuriositi, distratti e attratti dalle lucine che illuminano l’acqua, tra i riflessi di un gioco di specchi che attraversano magicamente i pontili degli yacht da prua fino alla veranda di poppa, dove stanno cenando gli ospiti, affacciati con nonchalance sulla passeggiata del “vorrei ma non posso”  e dove di tanto in tanto brindano al “io sò io.. e voi non siete un cazzo”. (Cit. Marchese del Grillo – Alta scuola).

YACHT

Al di là della “tristezza” di questo aspetto, le barche a motore è innegabile, offrono spazi più generosi, un assetto apparentemente più orizzontale e un approccio decisamente più “evidente”.

Il “ce l’ho più grosso” (lo yacht) indubbiamente fa la differenza in questi casi. Ci sta. Buona parte di queste ville bifamiliari galleggianti sono un tripudio al design più raffinato e talvolta però, passatemelo, una ola al “trash”. Allo stesso tempo e vicini alle stesse banchine di ormeggio, anche i maxi yacht a vela sono in grado di offrire il fascino e l’eleganza di questi dettagli, magari con uno stile un po’ diverso da quelli a motore. Una cultura che nasce da altri concetti nautici. Ma il punto non è questo.

Una volta in mare però, le onde sono uguali per tutti e la capacità di saper planare senza sbattere come uova in un frullatore dipende dalla maestria di chi è in ponte di comando e ha in mano il benessere del proprio equipaggio.

A questo punto viene in aiuto la fisica.

La stabilità di una barca dipende molto dal suo baricentro. Il tema è vasto e i punti di vista sono vari e soggettivi ma possiamo dire che più si sviluppa in alto e più dondola, diciamo così.

Scafi

A differenza di una barca a vela dotata di chiglia, quella cosa lunga che è attaccata sotto la barca e che pesca nell’acqua mediamente un paio di metri, la barca a motore ha uno scafo definito planante. Al contrario di dislocante, che in linea di massima è una barca con una forma di scafo diversa e che sposta più acqua, anziché “surfare” tanto quanto l’altra mentre corre.

Lo scafo planante, come in genere sono i motoscafi e i gommoni, serve per favorire infatti la velocità e che con il supporto della tecnologia di bordo in uso a chi “guida”, può tenerla più o meno fuori dall’acqua, a seconda della velocità e del tipo di onda che c’è in quel momento in mare.

barca_motore

Questo vuol dire che durante la navigazione si sbatacchia un pochino ma non c’è nella maggior parte dei casi, il tempo di pensare al mal di mare, perché o si è talmente euforici per la velocità e si sta urlando al vento il proprio entusiasmo o si è al contrario terrorizzati, incollati a qualcosa di stabile presente in barca, con gli occhi sbaragliati verso un punto sicuro e vicino a dove ci si è infossati e molto probabilmente si sta gridando a squarciagola: “vai piano cazzo che ho paura”.

Salendo di stazza, questo effetto euforia cala in proporzione al numero di metri di lunghezza della barca, perché la velocità di crociera non può essere così elevata da arrivare a sballottare tutto e tutti.

In questo caso parliamo però di yacht già oltre i 20/30 metri, dove spazi e gestione della pressione psicologica impone di essere gestita in maniera più oculata e discreta.

Se non sei dunque un magnate russo, un principe arabo, un ricco imprenditore, David Beckham o un caro amico di uno di questi, probabilmente questa esperienza non sarà poi così frequente.

Su qualsiasi dimensione ci si trovi a viaggiare comunque, una volta ormeggiati all’ancora nella splendida rada (insenatura naturale lungo la costa) con i pini selvatici slanciati sull’acqua, le cicale che cantano “O sole mio” immersi nel profumo di rosmarino che c’è nell’aria, se c’è l’ondina che muove la barca di traverso (rollìo), beh, ci sarà differenza e chiunque quindi sarà messo alla prova.

E qui torna in aiuto la fisica. Torniamo alla chiglia.

barca_vela

Questa cosa che è attaccata sotto le barche a vela e che le permette in tutta sicurezza di sbandare durante la navigazione, è molto pesante e di solito ha anche un bulbo pieno di piombo. Questo peso, aiuta la barca a mantenere il suo “equilibrio” durante la navigazione a vela. Pensate quindi alla barca a motore che non ce l’ha.

Provate a immaginare di far dondolare con un dito la barca senza chiglia, quindi senza nessun impedimento laterale. Pensate la stessa cosa ma con l’impedimento, quindi con una forza che contrasta questo spostamento. Bene. Ecco la domanda: secondo voi, cosa si sposterà di più lateralmente? Quella con “l’impedimento” o quella senza?

Lascio a voi intendere la risposta che ritenete possa essere corretta o farvi sentire al sicuro, quanto meno nella vostra testa.

Quindi arriviamo alla differenza di sballottamento.

In navigazione, sfruttando la velocità, in un caso o nell’altro, il movimento si sente relativamente. Certo, parliamo di navigazione in condizioni di mare normali, non con 3 metri di onda per intenderci e nelle quali condizioni in teoria non ci si dovrebbe trovare, se le previsioni e la pianificazione del viaggio sono state affrontate sapientemente.

In un caso o nell’altro comunque, senza i dovuti accorgimenti, oltre l’impressione che molti subiscono e che condiziona il proprio stato psico-fisico (quindi con nausea), ci sarà poco da fare.

Ma nei casi definiamoli normali, in nessuno dei due casi si proverà in linea di massima la sensazione di nausea o comunque, se proprio volete essere certi di provarlo (il fattore mentale è determinante), sarà davvero minimo.

Una volta fermi quindi, la barca a motore sarà un po’ più in balia del “rollìo” dovuto al mare che essendo vivo, si muove e di conseguenza muove tutto ciò che su di lui galleggia. La barca a vela per contro, può contare almeno su un ulteriore grado di impedimento: la chiglia appunto, dondolando un pochino meno o se non altro, non con lo stesso grado di oscillazione e comunque più dolcemente.

Ormeggio

Piccoli trucchi che un buon skipper conosce, salvano in questi casi anche il più piccolo timore, ruotando semplicemente la barca a favore di onda, in modo che il movimento sia frontale e non longitudinale. Quindi non fastidioso come quello laterale.

Che dire. A voi la scelta. La soggettività in questi casi fa la differenza.

Se non potete dunque rinunciare al tavolo da bridge nel pozzetto del fly di uno yacht, sappiate che forse sarà il caso di stare nel punto più basso se soffrite, sperando che il comandante abbia l’accortezza di “aiutarvi” ad accusarlo meno. Ma di solito è così.

Se invece la vela non vi preoccupa, sappiate che San Bulbo, aiuta molto a stabilizzare la vostra serenità in una navigazione lungo le note del mare in movimento e ormeggiati, a bere un buon bicchiere di bollicine di Valdobbiadene. Sono gusti. Tutto qui.

Buon divertimento e …buon vento 😉

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