Mollare tutto e cambiare vita. Ecco chi lo ha fatto.

Quali sono le motivazioni che spingono un giorno una persona a mollare tutto e cambiare vita mettendosi in viaggio? Se sei tra questi, pensi di poterlo fare o sai di volerlo?

I miti del viaggio riempiono la nostra memoria storica da quando il genere umano ha preso “forma” sul nostro pianeta nel corso del tempo. Viaggi come spostamenti, verso luoghi a “misura d’uomo”. Ma anche viaggio inteso dai filosofi dell’antica Grecia e che mi sento di condividere, come desiderio, propensione alla conoscenza e alla ricerca.

Esiste un’opera nella letteratura di tutti i tempi che riassume quasi integralmente i significati più concreti e simbolici legati al tema del viaggio: l’Odissea di Omero. Un viaggio, simbolo di un percorso verso un obiettivo: la riconquista definitiva della stabilità attorno ai valori originari.

Viaggio-meta

Il viaggio non ha una meta, né un porto o un approdo finale sicuro e tranquillo. Il viaggio è conoscenza, la voglia e la volontà di superare pericoli, ostacoli, esperienze e continue prove nel senso più ampio del termine, verso le quali chi viaggia prova un assoluto senso di attrazione per ciò che è e rappresenta l’estraneo, in una misura ideale che lo separi dalla realtà conosciuta abitualmente.

Il viaggio è un continuo confronto, attraverso una sempre migliore abilità nel relazionarsi al diverso e con la capacità di sapersi adattare a situazioni non sempre prevedibili o piacevoli. Perdendo il senso della certezza, andando incontro a ciò che c’è da scoprire, per rendersi conto fino in fondo di cosa vuol dire essere parte di un percorso di cui non si conosce il futuro. Ed è inebriante perdersi in questo. L’Ulisse lo racconta, descrivendo la sua tenacia, l’astuzia, il suo coraggio e la caparbietà a voler raggiungere il suo scopo.

Dunque perché ad un certo punto si molla tutto e si vuole cambiare vita? 

Forse perché si è stufi del solito tran tran, delle forzature imposte dagli status sociali, dove per essere si deve apparire o perché non c’è mai il tempo di vivere la propria vita. Oppure perché è finito il grande amore, una tragedia familiare ha cambiato le prospettive o un investimento è andato male.

Come Antonio ad esempio, che dopo aver perso il lavoro e un grande amore, si è trovato a vivere sulla sua barca con la quale ora cerca di guadagnare qualcosa, girovagando per il mondo. Una passione dunque che gli sta salvando la vita, una vita che ha diversi valori ma uno scopo ben preciso: ritrovare la sua verità. Oppure Marco, appassionato di vela. Dopo anni passati nella city londinese ha deciso di investire tutti i suoi risparmi per comprarsi una barca e partecipare alla Global Ocean Race: 158 giorni in mare da Maiorca a Les Sables-d’Olonne, conquistandosi nel 2012 il titolo di “velista dell’anno”. Così come Alberto, che nel 2005 dopo aver chiesto un anno di aspettativa si è fatto il giro del mondo in barcastop. In entrambi i casi queste storie sono poi diventate un libro che vi consiglio di leggere.

barcastop-nannini

Diverse dunque le cause ma tutte storie mosse da una più ampia motivazione: il forte desiderio e ancor più il bisogno di affrontare questo percorso verso se stessi, allontanandosi da schemi che non rappresentano più gli stessi ideali, valori o principi sui quali per un po’ di tempo si è magari creduto o pensato di credere. Di storie così è pieno il web. Centinaia di profili social e blog raccontano di chi ha deciso di fare di questo desiderio un sogno da vivere e quindi da raccontare. Tanti siti poi li accomunano, aiutando a fare il grande passo, offrendo spunti, consigli e confronti per un viaggio via terra o per mare.


Tre storie, uno stesso mare

Ho avuto il piacere di fare quattro chiacchiere con alcuni di essi, condividendo emozionanti punti di vista. Con altri solo contatti virtuali ma tutti con la propria visione, la propria spinta emozionale ed un buon motivo per prendere la giusta decisione in un momento della propria vita. Chi in maniera estrema, chi invece un po’ più equilibrata ma tutti con lo stesso scopo: vivere. Senza immaginare un futuro preciso, vivendo i giorni attimo dopo attimo. Esattamente come chi affronta il mare, consapevole di ciò che sta per fare ma senza sapere fino in fondo cosa potrà realmente accadere. Non sapere, ci predispone ad accogliere al meglio ciò che arriva.

Tra queste, ho deciso di raccontare la storia di Liz, Maeva, una famiglia con una bimba di 3 anni e di Mediterranea, che navigano lo stesso mare raccontando però storie diverse.

Liz-clark-life

Liz, 34 anni. Californiana. 

Laureata in scienze ambientali, amante del mare e del surf fin da piccola, prima di partire faceva la barista. Ha avuto la fortuna di trovare un generoso suo professore con una barca, morto nel 2011 all’età di 87 anni e che le ha donato Swell nel 2005, un Cal40 del 1966, suggerendole l’avventura da vivere e che dopo 3 anni di preparazione alla navigazione ha deciso di affrontare. Certo, con tutta la paura di non saper gestire o reggere il confronto con la forza del mare e della mente, quando in certe situazioni ci si trova solo di fronte a se stessi e alle proprie decisioni da prendere. Ma il rimorso è peggio del rimpianto e la forza di volerci provare dunque è più forte della rinuncia.

Oggi è 10 anni che è in giro per il mondo, dopo oltre 25mila miglia percorse e decine di paesi visitati, in alcuni dei quali ha lavorato e raccontato le sue avventure. Il suo mentore non è mai voluto salire a bordo e lei per questo, lo ha voluto con se attraverso ciò che regolarmente pubblicava sul suo blog e grazie al quale, ha avuto la possibilità di trovare anche qualche sponsor.

“Volevo andare alla ricerca di onde in mari remoti, imparare da altre culture, sfidare me stessa fisicamente e psicologicamente”. Anche questo è il viaggio.

Maeva-life

Maeva, poco più di 2 anni. Marchigiana.

No, non è lei che conduce la barca ma sicuramente la riempie con il suo entusiasmo assieme a mamma Augusta (ottica) e papà Claudio (ingegnere). Sportivi, amanti della vela e della vita all’aria aperta. A giugno di quest’anno hanno deciso di acquistare un Bavaria 38 del 2000, equipaggiarlo a dovere e partire per 3 anni cercando di rincorrere l’estate per il mondo.

Tra pochi giorni da Capo Verde, affronteranno l’Oceano Atlantico per dirigersi poi ai Caraibi, quindi alle Grande Antille, Panama e poi il Pacifico, fino alle Marshall. Attraverso la Micronesia e la nuova Guinea si dirigeranno poi nell’Oceano Indiano e da qui fino al Mar Rosso, per rientrare nel Mediterraneo nell’ottobre del 2017.

Maeva-onboard

Lo fanno perché se lo possono permettere, hanno detto in tutta onestà. Perché non vogliono vivere di rimpianti. Un sentimento che accomuna tutti quelli che affrontano il viaggio verso se stessi. Per scoprire il mondo, la vita, per viverla davvero. Scomoda, difficile sì, ma appagante, come nel caso di Maeva, una giovane vita alla quale dare massima attenzione offrendole ciò che serve davvero per diventare grandi: l’esperienza, lontani da forme ipocrite e imposte. Solo verità e realtà. Sono pochi gli italiani che hanno il coraggio di affrontare un viaggio del genere con una così piccola creatura a bordo ma loro lo stanno facendo.

“Fatti non foste per viver come bruti, ma per seguire virtute e conoscenza”. L’Ulisse anche per loro, è fonte di ispirazione.

Mediterranea-life

Mediterranea. Decine di persone, un grande obiettivo.

Un progetto ambizioso, ricco di impegno, voglia di vivere un sogno e di cultura.

Simone Perotti è un marinaio e scrittore. Ha vissuto per anni lavorando in comunicazione e quando ha deciso di “cambiare vita” ha pensato al suo viaggio da fare. Un viaggio che ha cominciato per se stesso ma al quale ha dato una forma concreta, con l’aiuto di molte altre persone che con lui ci hanno creduto, un progetto utile al mondo scientifico e all’opinione pubblica, ancora troppo lontana dalla propria cultura, che dovrebbe essere invece riconoscibile in chi vive il nostro mare: il Mediterraneo.

Mediterranea è un Mikado del 1980, un ketch armato a cutter di circa 18 metri con tutte le dotazioni energetiche per essere autonoma e sul quale, in perfetto stile “seamnship”, ogni membro apporta il giusto e spontaneo valore, marinaresco, umano o culturale.

Salpati nel maggio 2014 navigheranno per 5 anni, lungo le sponde della culla della civiltà moderna, dove decine di culture si sono incontrate per millenni, divise da guerre e religioni, unite sempre però da uno stesso mare, alla ricerca delle migliori voci del Mediterraneo. Persone che abbiano qualcosa da dire, per raccontarne la storia da ogni punto di vista, umano e scientifico.

Come diceva il poeta inglese Alexander Pope: “il mare unisce i paesi che separa” e con lo stesso spirito, Simone e i “Rais” che con lui conducono la barca, scoprirà e racconterà tutto questo, supportato da Istituzioni e Autorità scientifiche di ogni parte del Mediterraneo. Un viaggio, racconta Simone, rappresenta un cambiamento, un modello armonico, equilibrato, fatto di scelte giuste e sbagliate, per diventare persone libere. Libere “da”, per essere un domani libere “di”, arricchendo le proprie prospettive nella scoperta di un cambiamento.

Le nostre esperienze ci rendono ciò che siamo dunque, ci connettono agli altri, regalandoci felicità e appagamento. Diverse storie quindi ma con un unico obiettivo: vivere la propria vita. E tu, sei pronto a vivere la tua?

Perché se conosci il tuo mare, saidisale.


Per seguirli:

http://www.swellvoyage.com

http://www.progettomediterranea.com

http://www.leavventuredimaeva.it

3 pensieri su “Mollare tutto e cambiare vita. Ecco chi lo ha fatto.

    1. Grazie inkdropjo. Anche tu non scherzi 😉 Volevo fare anche io un post sulle 100 cose da fare prima di morire… diciamo poi che ognuno ha i propri gusti. Magari quando lo farò, ci linkiamo per vedere come è messo ognuno 😀

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