Barcolana47. Mule, vela e triestini.

Il mio primo incontro con una mula è stato deprimente. Non potevo fare di meglio credetemi. O di peggio. Chi potrebbe immaginare che la ragazza con cui sto sfacciatamente flirtando è in realtà la fidanzata della persona che ci avrebbe ospitati? Beh, io l’ho fatto.

Poco male, sono riuscito a nascondere il colore della mia espressione dietro un paio di occhiali a specchio durante una bellissima serata di pioggia. La congiuntivite a volte può essere fastidiosa, vero? E questo è stato il mio primo atto in territorio comunale.

Trieste è una città che mi ha sempre affascinato, non solo per le bellissime mule ovviamente ma per i mille altri motivi, il primo è la Barcolana: edizione 47.

barcolana

Questo è il vero motivo per cui ho deciso di andarci con un amico: Carlo, un brianzolo doc che ho avuto il piacere di avere a bordo questa estate durante le vacanze in Grecia. Per chi ha letto l’articolo, era quello con talmente tanta voglia di fare, che salpava l’ancora a mano, nonostante avessimo il salpancora elettrico. Credo di aver reso l’idea.

Trieste è una città ricca di storia, quella veramente italiana (il Carso e la I Guerra Mondiale) e di una cultura così squisitamente mitteleuropea, fatta di arte, tradizioni e bora, tanta, che picchiava a 80 nodi sulle rive di un mare scuro e affascinante.

Una cultura anche enogastronomica, risultato di influenze austriache, ungheresi, ebraiche, slave e orientali. Una cucina ricca di legumi e spezie come la Jota, che non è l’ultimo modello della Nissan ma una minestra di fagioli e crauti.

gulash

Poi tutti i vari brodéti a base di pesce, il porzina di maiale, risi e bisi, canocie, gulasch e il cevapcici, un piatto di polpette molto saporite di origine serba. Non parliamo dei vini, altrimenti mi torna la sbornia presa la sera stessa del nostro arrivo, non fosse altro che per dimenticare la figura di merda fatta poco prima.

La gente è goliardica, piena di vita e di storie da raccontare. Amano tutti il mare e la maggior parte di essi ha un piccolo barchino, così come nel resto d’Italia si potrebbe avere uno scooter. Uno spirito che accomuna e contagia chiunque possa apprezzare le culture di città come queste ed ovviamente, la vela.

Da 47 anni la Barcolana offre infatti uno spettacolo che non ha eguali nel mondo. Quasi 2000 imbarcazioni di ogni stazza e tecnica, che si ritrovano tutte sulla linea di partenza per festeggiare assieme una passione che li unisce al resto del mondo che è lì, con loro.

Una festa mega dentro ad una mega festa, sia a terra che in acqua, per tutti, dal più piccolo al più storico degli anziani presenti in ogni circolo nautico collocato lungo le rive del golfo.

pontile

Storie di mare che rendono onore ai mitici Sorrentino e Straulino, velisti triestini d’eccezione che hanno fatto la storia della vela negli anni ’50 e che ancora oggi tutti gli appassionati (e non solo) ricordano.

Fino ad arrivare ad oggi, al 2015, con il più recente Vasco Vascotto, skipper di Robertissima, il velocissimo Maxi72 vincitore della 47esima edizione, a bordo del quale ho avuto l’onore di essere accolto come un amico. Forse perché ero ospite a bordo con il papà di uno dei componenti dell’equipaggio o forse perché è normale festeggiare la vela in questo modo, dando la possibilità a chiunque di apprezzare ciò che vuol dire andare a vela, sia con un legno d’epoca, un qualsiasi guscio con una vela o uno scafo avanzatissimo dal punto di vista tecnologico come questo.

robertissima

Beh, al rombo del cannone eravamo lì, affiancati sulla linea di partenza. Non sono riuscito a contare le barche presenti attorno a me perché erano davvero tante e ovunque. Di ogni colore, forma e dimensione. Ci siamo anche fatti mandare a cagare da Mauro Pelaschier perché eravamo sulla sua acqua. Calmo Mauro, non vedi che casino?

Tutte cariche di entusiasmo a bordo, per vincere, con il giusto spirito agonistico, per navigare, partecipare, essere comunque felici, così, fianco a fianco, verso la prima boa, dove siamo arrivati bene e poi verso la seconda, quella del disimpegno, per evitare che quelle più veloci non incrocino le più lente sulla rotta del rientro verso il traguardo.

A bordo l’età media era abbassata da Carlo, Elena e il Giangi. Ferdi era a letto con addosso ancora i postumi del nostro arrivo. Io quindi rimanevo il più giovane rispetto alle vecchie glorie del mare Franco, Gianfranco e Olly, che conducevano assieme a noi la barca verso il meritato 12esimo posto di categoria e 128esimo in assoluto. Badiamo bene, su 1680 barche.

Sì ok, vecchi si fa per dire, perché con la loro grinta, tenacia e sportività mi hanno dato conferma che non esiste un tempo, se non quello che ci si sente nell’anima. Appunto per questo, non erano molto soddisfatti della performance ma secondo me è stato un risultato di tutto rispetto.

La festa comunque non si è conclusa sulla linea del traguardo. Ma va!

Una volta ormeggiati, le mogli e mamme erano lì, in banchina ad aspettarci. Sorridenti, allegre, molto carine, gentili e cariche. Muovendosi con cautela lungo la passerella che univa la banchina alla barca, si sono presentate a bordo con pacchi di cose da mangiare e bere, una marea di cose, anche per me, che le avevo appena conosciute. Non spuntini ma vere e proprie pietanze di ogni genere, dal vegetariano, attraverso peperoni ripieni e fino agli adorabili bocconcini di pane con würstel, che ho fatto sparire in tre bocconi.

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Una tradizione che per loro prosegue da anni e andrà avanti ancora per chissà quanti altri ma di cui non ho potuto godere appieno, perché alle ore 17 il mio treno era fermo sul binario 2 della Stazione Centrale, quello che mi avrebbe riportato a Milano, con una sacca di magliette sudate ed un carico di voglia di ritornarci non appena possibile, anche solo per mangiare ancora gli squisiti biscotti fatti in casa per l’occasione, dalle mani di quelle sante donne che con amore mi hanno lasciato in un tovagliolo di carta per il viaggio di rientro. Trieste ci rivedremo. Questo è sicuro.

Grazie “ragazzi”, per la bellissima esperienza. Siete il mio obiettivo di vita. Lo sapete questo? E perdonatemi se durante le regolazioni del genoa ho fatto quelle mille foto, venti video e commenti in diretta su Periscope. So che non sapete di cosa parlo ma era troppa la voglia di raccontare e ricordare quel momento.

Perché se ami il tuo mare, saidisale.

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5 pensieri su “Barcolana47. Mule, vela e triestini.

    1. Bellissimo ! Tutto ! Ah! quanto vorrei fare ancora un po’ di vela ! Col mio ketch (più schooner, forse) Koala 50 che ho costruito nel mio cantiere. Abbiamo fatto la ” First around the world race ” – da Portsmouth a Portsmouth – con tappe a Cape Town, Perth, e Rio di Janeiro – ci siamo proprio divertiti tutti quanti, io ed i miei due fratelli.
      Mi resta un bel ricordo e molta, ma molta, nostalgia. Purtroppo ormai, alla mia tenera età di 83 anni, l’unica cosa che possa ancora fare é di percorrere a piedi i diversi Cammini che portano a Santiago di Compostela. Vi seguirò da lontano, specialmente quando attraverserò boschi e campi dove il vento non incresprerà le onde, ma il frondar delle fogle m’illuderà ch sia il brontolar dell’acqua che urta sul masone di prua del mio anziano (anche lui) 50 piedi. Buon vento e….. !ultreya

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      1. Bellissimo questo intervento, grazie di averlo fatto. Mi sono emozionato credimi.
        Dalle tue parole ho avvertito una grande esperienza e un amore incredibile per ciò che hai fatto, perché rappresenta ciò che sei e che esprimi in ciò che fai, lungo il “cammino” che ognuno di noi fa (o vorrebbe fare) nella vita. Grazie ancora, spero di ritrovarti presto tra le righe dei nostri discorsi
        Buon vento a te 😀

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