BARCA E BAMBINI. GIOCO DA RAGAZZI.

Una famiglia ha ritmi di vita davvero impensabili per chi la mattina si alza e l’unica cosa a cui deve pensare è farsi un caffè, un click (invia e ricevi mail), un solo spazzolino, il proprio, un solo motivo per aprire la porta di casa e decidere se e come affrontare la giornata, la propria.

Io vorrei concedermi il beneficio della comprensione di entrambi gli schieramenti, quanto meno per i 16 anni di convivenze che ho tra i miei ricordi e gli ultimi 3 o 4 (il tempo vola quando ti diverti) da single convinto.
Lino è un amico di vecchia data. Sangue napoletano ma ritmi di vita e lavoro da milanese, quello imbruttito. Salsiccia e friarielli no però, quelli sono rimasti fedeli alle origini.
Non ha ancora 46 anni come me ma poco ci manca. Oltre l’azienda con diversi dipendenti ed una moglie che si divide con lui i compiti professionali e quelli famigliari, ha 3 figli: Alessia, Simone e Francesco. Rispettivamente di otto, nove e sedici.
Ha altri due fratelli più piccoli ma decisamente non da meno. Entrambi hanno la propria azienda, i propri dipendenti, una moglie (se non ho perso i conti) e altrettanti figli. Magari più piccoli ma la squadra è comunque numerosa. Natale per loro è un’assemblea condominiale, dove i nonni sovrintendono le serate d’incontro (ogni occasione è buona).
Ogni anno a luglio, Lino ed i papà delle serate del calcio dei bambini, si trovano con i rispettivi maschi a fare un weekend in barca con me e quest’anno per la prima volta c’è stata la doppietta.
Grande variante sul tema: le donne. Anche la fazione femminile ed il fratello Massi con la moglie Elena e i tre figli si sono uniti al gruppo.
Stefano ha 5 anni (e mezzo, mi raccomando), Giulia di 9 e Angela di 12. Mai stati in barca a vela.
Questo weekend appena trascorso ci siamo ritrovati sulla banchina di San Vincenzo in Toscana (vicino Cecina) per far rotta sull’Elba in notturna e quindi a passare la notte successiva nel porto di Capraia.
Inutile dire che l’entusiasmo dei bambini era alle stelle, anche se purtroppo se ne vedevano poche in cielo.
La grande differenza per me a questo giro e devo dire parecchio determinante, sono state le donne a bordo ma in qualità di mamme, motivo di orgoglio e serenità perché si è mangiato parecchio bene.
Il menù è stato definito a priori, da loro, preparato cotto e poi mangiato, a casa, con comodo ed estrema minuziosità.
Tutto in perfetto stile “comunione” a maggio, con pasta al forno, salsicce e polpette al sugo. Delizia senza eguali, che mai come prima ho potuto godere e apprezzare a bordo di una barca a vela. Ok, non in questo modo.
La notturna è stata emozionante ma al contempo impegnativa, non tanto per i bambini che ad una certa se la sono ronfata, quanto più per gli adulti, che dopo averci dato di gomito, qualcuno ci ha dato di stomaco. Nulla di serio, finito subito con le prime luci dell’alba nel golfo di Procchio, a nord dell’Elba.
Ormeggiati, ci siamo fatti un bel tuffo nell’acqua, non propriamente estiva ma decisamente rigenerante. Rumori e urla di liberazione che hanno lentamente svegliato la ciurma dando il via ad una sequenza di tuffi con il parabordo attaccato alla drizza dello spi, lungo la murata della barca.
“Siiii, facciamo Tarzan Aldo”. Ci vuole davvero poco per fare di un momento, ore di su e giù, allagando la parte destra della barca, in una giornata dove il sole faticava a scaldare gli animi che al contrario, si scaldavano da se.
Il weekend così è passato in fretta, dopo la notte rassicurante in porto e la cena trionfale in dinette, preludio di una notte sopraggiunta inaspettatamente entro la mezzanotte, nonostante il resto delle barche a cui ci si era uniti per la traversata, avessero deciso di festeggiare una serie di compleanni che io mestamente ho bucato, perso tra il guanciale del cuscino del divanetto e il sacco a pelo bello caldo.
Ci vuole davvero poco per fare anche solo di due giorni, una storia da raccontare il lunedì mattina, a scuola, tra i banchi e un gruppo di amici, ai quali orgogliosamente dire: “oh zio, sai come eravamo inclinati? Ho pure strambato e virato. Che figata!. Prossima volta devi venire pure tu”.
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