Stand by me …e Giulia si sposa.

Mai come in questo periodo ho avuto il piacere di condividere uno dei momenti più belli che la vita ci offre. Il momento in cui tutto è realizzabile, pieno di allegria e voglia di fare, un’emozione che è ancora più forte dal momento in cui la si può condividere con chi si ama. Prima con gli amici e poi con la dolce metà.

Addio al nubilato, un altro sì, ma come sempre unico, perché unico è il momento, intimo al punto giusto, senza mai vedere l’eccesso che si programma come un di più anzi, come l’occasione per aggiungere un tassello ad una storia iniziata tra i banchi di scuola e che magicamente cresce e si forma, giorno dopo giorno, oggi, in barca, ancora con me.
Nuove storie, che in fondo sono quelle di tutti, fatte di sogni da realizzare, di gite e dei primi limoni, di serate indimenticabili passate con gli amici o gli amori, quelli eterni, in giro per il mondo per studio o per lavoro, nei locali più improbabili, nei bagni a vomitare abbracciati alla tazza o a raccontarsi sogni e dolori seduti sul prato del giardino sotto casa.

Storie di tanti ma che sono uniche, così come lo sarà il giorno più bello, quello del “sì lo voglio”, davanti le lacrime dei genitori e agli obiettivi delle macchine fotografiche degli amici, i soliti, quelli di sempre.

Bea è organizzatrice e sorella della sposa: Giulia. Ha appena avuto un bimbo e non può rinunciare alla “dose” di poppata, per cui “l’attaccamento” a questo momento si perpetua anche in navigazione, in maniera meccanica e delicatamente tenera, così come è lei quando parla al telefono con il suo lui e la piccola creatura che attende il suo ritorno. Caprerine (scuola vela di Caprera), dinamiche, instancabili. Poi ci sono i maschi di bordo Matteo e Filippo, spassosi giramondo che con le loro compagne di merende ne hanno combinate di tutti i colori e di tutto rispetto. Sposati, fidanzati o con figli, hanno una loro storia, così come quella che tiene unito il gruppo Stand by me con Alessandra, l’avvocato e pattinatrice che vive la sua tenerezza nel suo mondo, nel quale si rifugia quando cerca un fazzoletto d’ombra per proteggere la sua pelle chiara. E poi c’è Angie, una gioventù passata sugli sci a far pali, storie orgogliosamente raccontate ricordando le alzatacce che faceva a 6 anni, lungo piste di sci ghiacciate dai -25 gradi di temperatura. Un orgoglio che ora di ghiacciato ha solo il bicchiere che tiene in mano, mentre canta a squarciagola Angelina di Cremonini.
Giulia ovviamente non sa niente del programma ma dura poco. Bastano due giri di parole passate male e si scopre la destinazione. Rotta Sestri Levante, dove Le Piscine hanno da poco riaperto i battenti.
Su un SUN 37 salpiamo dal caratteristico porto di Le Grazie a Spezia, approdo ideale di bellissime e gigantesche barche a vela d’epoca, tutte legno e ottoni da lucidare. Magico e suggestivo, un po’ meno il pontile al quale siamo ormeggiati noi, di fronte la caserma della Marina Militare, che oscilla più del valore delle valute in borsa.
Come abitudine vuole, la prima sera si passa la notte in rada a Portovenere, dove non tutti conoscono le storie di Bacicio do Tin, il corsaro di Napoleone che a fine settecento saccheggiava a carronate le navi inglesi proprio dove oggi ormeggiamo noi e i traghetti dei turisti. Vi invito a leggere le sue epiche imprese, perché sono affascinanti.
Alle prime luci dell’alba, nel magico silenzio di un posto che paradossalmente dalle 16 in poi non ha nulla da invidiare agli svincoli della tangenziale EST di Milano, mettiamo la prua alla ricerca affannosa di un alito di vento che purtroppo tarda ad arrivare.
Ci consoliamo così con un bagno veloce alle Grotte di Byron, appena dietro il faro di Portovenere. Un luogo ricco di storia e di storie da raccontare, dove si narra abbia attraversato a nuoto il golfo per 8 km fino a San Terenzo e dove tentano di suicidarsi ancora oggi i folli che si tuffano dalla sommità della grotta, più di 20 metri di salto che scippa palle e orgoglio ai più impavidi.
Byron
Apprezzate le acque blu di questa baietta fonda poco più di 12 metri si va, verso la Rada del Silenzio di Sestri, passando in rassegna ognuna delle 5 Terre, incastonate in un territorio che contrasta vistosamente con quello da cui partiamo. Colonna sonora della traversata è lounge music di Spotify premium, tra attimi di euforia e silenzio improvviso dovuto al segnale che manca, così come le tracce non scaricate per poterne usufruire anche offline.
Verso le sei di sera arriviamo a destinazione, cotti a puntino da un sole pesantemente caldo e violentemente estivo. Trovare un punto per ormeggiare tra le mille barche, barchette e Yacht non è impresa semplice, non fosse altro per le mille sorprese che si possono trovare sul fondo, quando bisognerà levare l’ancora il giorno dopo. Si narra che assieme all’ancora, se riesci a recuperarla, siano riemersi dopo anni anche i documenti segreti di Pulcinella, il tesoro dei pirati dei Caraibi e le foto segrete di Pinocchio e suo nonno scattate nella pancia della balena.
Agguantiamo la nostra posizione e la prua volge tutta la sua attenzione ad un sunset spettacolare. Una immensa palla di fuoco che si appresta a sparire dietro l’orizzonte ma ancora prima, dietro un ferro da stiro di dimensioni imbarazzanti che decide di spostarsi esattamente un minuto dopo che il sole è andato di là, giusto il tempo per rovinarci lo spettacolo. Che dire, beviamoci su quindi.
L’aperitivo allevia le pene e riscalda gli animi per il programma a terra. Alle 21.30, quattro ninfe che fino a poco tempo prima viaggiavano a livello uomo, escono in pozzetto in tutto il loro femminile splendore. Un mono spalla, una gonna vertiginosamente corta e un tocco di trucco, sono gli strumenti che rendono le donne dannatamente e provocatoriamente diaboliche.
Il primo giro in tender con spazza e gnocche lo faccio io. Al ritorno cedo il comando a chi manca e rimango solo a gustarmi la Baia delle Favole, alle spalle della Baia del Silenzio, che non so da cosa prenda il nome, perché appena Le Piscine cominciano a saltare, il mare increspato da una leggera termica, comincia a sussultare come se stesse per eruttare un vulcano sottomarino.
Dondola l’amaca e il mio vagare, con la compagnia di un Valdobbiadene di tutto rispetto e la mia sigaretta, l’ultima, prima di lasciarmi andare alle onde del mare e a quelle di “Uptown funk di Mr. Blake” che prepotentemente arrivano alle mie orecchie con il vento che nel frattempo si è alzato a circa 10 nodi.
Alle 6 del mattino un pescatore siciliano riporta a bordo del suo gozzo il mio equipaggio, trainando il tender che secondo loro non partiva. Ovviamente alle 9 quando ho potuto recuperare orgoglio e croissant a terra, ho constatato che andava come avrebbe dovuto. Un po’ ingolfato forse, come loro, che hanno lasciato pezzi di serata sparsi per il pozzetto prima di trovare pace in cabina.
Salpo quindi da solo verso la Baia del Silenzio per offrire nell’ordine: tuffo del risveglio, croissant e aspirina. Caring all’equipaggio prima di tutto. Si ritorna così a casa e ognuno ai propri amori, in attesa che Giulia, due settimane dopo, ritrovi la forza e la voce lasciata a Sestri, per dire finalmente il suo tanto sudato: “sì, ho detto che lo voglio!”. 😀
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