We can fly.

Le cicale sono l’unico suono udibile in un torrido, desolato e silenzioso pomeriggio di luglio, accarezzato solo da un timido alito di aria calda che sposta il fumo della mia sigaretta verso ovest (ho guardato la bussola, non sono crocodile dundee e nemmeno autistico). Solo un leggero e quasi fastidioso vociare che arriva da lontano, là, sul fondo della banchina della metro, interrotto bruscamente da un assordante messaggio ai passeggeri per ricordare che il biglietto per Expo costa più del normale. Ok. Questo è chiaro!

Torno nel centro, a Milano, dove i rumori delle rotaie di un tram e i clacson isterici del viale sotto casa prendono il posto delle cicale di provincia. Afa, caldo appiccicoso e invadente, soffocante, spazi rubati da un andirivieni convulso che avverti anche se sei chiuso in casa, al fresco (per chi ce l’ha. Io no – ndr).
Nemmeno i 40 gradi percepiti nell’aria che scotta come il forno acceso di una cucina, concedono quanto meno una tregua allo snervante stile di vita di una metropoli come Milano che non si ferma mai.
Qui i ritmi non sono allineati a quelli che si vivono alle latitudini dove il caldo ha cambiato anche i bioritmi delle persone. Qui si è sempre in continuo e netto contrasto con la natura e il naturale svolgersi delle cose.
Un peso, che sempre più mi rendo conto sia inutile sopportare, sempre obbligati a rincorrere qualcosa che non ti appartiene e se lo vuoi, lo devi pagare a caro prezzo. A volte anche con la vita stessa.
Basta dunque con finti amori, finte amicizie e al ciao distratto, dato senza quasi guardarsi in faccia. Basta con le giornate passate a chiudere progetti che non salvano le vite anzi, spesso le rovinano, a partire dalla propria. Basta traffico, stress, soste, costi, conti, tasse, spesa all’ultimo minuto, riunioni infinite, macchine costose, ristoranti alla moda, mostri, della vita, nei ricordi o peggio, nei bisogni.
Basta con code, ansie, pantaloni lunghi quando fa caldo, abito scuro perché fa figo, chiaro o di seta, di firma e da sera. Basta con rinunce, sacrifici, attese, ad aspettare che qualcosa avvenga, prima o poi. Poi quando? E chissà come ma soprattutto …perchè?
Mai come oggi lo so, che ho salutato per l’ultima volta una cara amica, un’altra, dopo mia mamma qualche anno fa e un amico qualche tempo prima, ai quali è capitato improvvisamente di rinunciare a questo viaggio, neppure senza poche complicazioni o per un incidente improvviso.
Un saluto emozionato, sommesso, riservato, senza proferire parola, dato nel momento in cui il pianto di un neonato dall’altra parte della strada urlava il proprio desiderio alla vita. Un contrasto netto tra morte e voglia di vivere che aveva quasi del surreale, del magico.
Un ciclo che si ripete, da sempre e che è inevitabile. Un viaggio infinito, per chi ci crede ma che finisce, quando meno te lo aspetti, anche se non ci credi.
La vita è una sola e non vale la pena sprecarla cercando di rincorrere sogni a cui altri hanno dato forme e dimensioni. Spesso troppo lontane dalle nostre aspettative.
Quindi basta essere ricattati da un sistema che logora, ruba e distrugge. Non si deve scappare ma ci si adegua e quando accadrà, perché tanto accadrà anche a me prima o poi, sarò là, da qualche parte, dentro il mio bisogno vitale, a cui però voglio concedere il sogno, senza alcun obiettivo ma con un progetto di vita ben preciso. Anche senza un mucchio di soldi, conti in banca, partecipazioni, azioni e proprietà immobiliari, così, ad ammirare la maestosità del mare con i piedi nell’acqua. Leggero, senza ostacoli, vincoli né impedimenti. Ma con un progetto. Perché giuro, magari sbaglierò, perché sono umano ma non finirò i miei giorni sognando di fare qualcosa guardando il monitor di un PC o desiderandolo nelle foto di chi ha capito cosa và fatto. Il significato della vita è nel viaggio, non nella destinazione. Mal che vada… esticazzi, almeno ci ho provato. Perché se sai scendere, sai anche come risalire. E allora, si impara anche a volare. Già provato, si fa.

6 pensieri su “We can fly.

  1. bravo, mi piace molto il modo in cui scrivi. mi sono imbattuta per caso nell’articolo sulla cambusa che ho trovato ben fatto, semplice ma anche geniale. in questo mi ci ritrovo particolarmente perché ho sentito anche io il caldo di quella mattina, il frinire insistente delle cicale, il vociare sommesso delle persone all’uscita di una chiesa. tornando alla macchina, quella mattina, ho visto sul muro di una casa un’orologio solare accompagnato dalla citazione “il sole si alza per tutti.” mi sembra un buon augurio. ciao Aldo.

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    1. Che bello 🙂 sn orgoglioso di sapere di far “viaggiare” chi mi legge e ancor di più di far muovere emozioni. Grazie del tuo intervento, è un motivo in più x continuare 😉 buon viaggio e buon vento

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  2. diciamo che le emozioni (magari in modo meno incisivo) le avresti mosse comunque anche se le cicale, il caldo e le voci, le immagini di quella mattina, non fossero state le stesse. buon vento a te.

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