Il non luogo: la dinette

C’è sempre una prima volta e so già cosa aspettarmi da questa affermazione. Già lo sento: oddio il mal di mare, gli spazi ristretti, i ritmi di un tempo che non è il mio, i modi di fare di gente che non conosco, i tempi di una giornata che non posso capire, le spese e i luoghi che non voglio vedere, i gruppi che non voglio accettare. Dai, sono tutti limiti che possiamo affrontare, no? Così, come ogni giorno, nella vita.
Tra gli spazi ristretti di una casa o di un ufficio. Luoghi comuni da cui è possibile difendersi, credimi.
Il nostro spazio vitale solitamente è fatto di camicie, mutande, spazzolini da denti, carta igienica, momenti di pausa, musica, risate, casino sì ma non ora per favore. Giochi, oggetti, silenzi protratti e persone che a volte non vorremmo avere attorno. Già, in barca come nella vita di tutti i giorni. Una vita fatta di spazi condividisi che spesso ci preoccupiamo invadano il nostro.
La barca infatti è un angolo di vita fatta di spazi, abitudini, condivisione, collaborazione, adattamento e tanto, tanto buon senso. Se pensi di voler o poter fare solo quello che vuoi beh, hai capito male, qualcosa andrà storto, proprio come nella vita.
Ma come nella vita, quando fai pace con te stesso e con il mondo che ti circonda allora sì, che si comincia a vivere davvero. Quando la finisci di dire agli altri cosa fare e cominci a farle tu, le cose funzionano e gli altri ti seguono. Quando capisci che giudicare non serve a migliorare le relazioni, le cose funzionano meglio e gli altri non ti giudicano ma ti apprezzano.
Altrimenti gli indumenti buttati su un divano diventeranno una montagna invalicabile. I capelli in un bagno, cespugli di gramigna inestirpabile. Gli odori di uno spazio condiviso, una camera a gas e il frigo lasciato al suo divenire, un pozzo di liquami inaffrontabile.
Il rispetto degli spazi comuni in barca, così come nella vita, sono un luogo da tutelare. Così come la dinette, il non luogo, uno spazio dove c’è il via vai di una vita in divenire.
Cos’è la dinette? Beh, è il corridoio di casa, il soggiorno, il luogo dove tutti passano e dove tutti vedono. Dove tutti dimorano, si relazionano, passano e si fermano. Dove c’è una cucina a vista, dove tutti appoggiano la qualunque: il telefono, la crema solare, il costume, gli asciugami, la maglietta, il giubbino se fa freddo.
Questa è la dinette, dove ognuno passa e lascia qualcosa di se. Dove ognuno capisce quanto il disordine possa diventare parte del suo sentirsi immerso in un groviglio di oggetti in cui inevitabilmente venire risucchiato, dove ogni oggetto ad un certo punto sparisce, ma c’è.
Tutto questo ha il sapore di vita e siamo in barca. Tutelarlo, è imparare a vivere meglio.

4 pensieri su “Il non luogo: la dinette

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